Ciancimino: "rapporti diretti tra Provenzano e Dell'Utri"

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Processo Mori, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino: "Dopo l'arresto di mio padre fu Marcello Dell'Utri a sostituirlo nella trattativa Stato-mafia". GUARDA LA DEPOSIZIONE

Nell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo si è tenuta la seconda deposizione di Massimo Ciancimino , figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, sentito nell'ambito del processo in cui l'ex capo del Ros dei carabinieri, Mario Mori, e l'ex colonnello Mauro Obinu, sono imputati di favoreggiamento di Cosa Nostra in relazione alla mancata cattura di Bernardo Provenzano il 31 ottobre del 1995 a Mezzojuso (Palermo). Ciancimino è stato riconvocato dal Tribunale per la prossima udienza, l'8 febbraio ( clicca qui per vedere la deposizione di lunedi 1 febbraio 2010 ).

Il covo di Riina -
Sulla mancata perquisizione del covo del boss mafioso Riina, dopo la sua cattura, avvenuta il 15 gennaio del 1993, Ciancimino dichiara: "Per l'arresto di Riina i Carabinieri avevano avuto un atteggiamento di rispetto per la sua famiglia che doveva essere messa nelle condizioni di potere raggiungere il suo paese (Corleone ndr)". Sostiene dunque che si tratti del risultato di un accordo tra Vito Ciancimino, Bernardo Provenzano e gli uomini dell'arma. "Per mio padre - racconta - la mancata perquisizione del covo fu una sorta di onore alle armi per il capomafia". Ed è sempre  Massimo Ciancimino a raccontare che il padre gli raccontò che "Riina  si vantava sempre che nel momento in cui avessero lo avessero  arrestato e avessero perquisito il covo, avrebbero trovato tanta di  quella documentazione da fare crollare l'Italia". Una circostanza  appresa dal padre in carcere.


Dell'Utri sostituì mio padre nella trattativa - "Fu Marcello Dell'Utri a sostituire mio padre dopo che i carabinieri avevano dettato le condizioni per farlo arrestare" ha continuato Massimo Ciancimino, riferendosi al personaggio che avrebbe condotto la trattativa tra Stato e Cosa Nostra nell'ultima fase dopo che suo padre, il 19 dicembre del 1992, venne arrestato. "Mio padre mi disse che c'erano rapporti diretti tra  Bernardo Provenzano e Marcello Dell'Utri. Glielo riferì lo stesso  Provenzano". "Dopo il suo arresto, mio padre pensò che i carabinieri l'avevano tradito. Anni dopo mi rivelò che il nuovo referente della mafia era Dell'Utri", ha raccontato.
Il teste ha aggiunto poi: "Non perquisire la casa di Riina fu una parte della trattativa, voluta espressamente da mio padre".

Pizzini e clemenza per i mafiosi detenuti - Ci sarebbe stato l'interessamento di Marcello  Dell'Utri, ma anche dell'ex Presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, per ottenere un provvedimento di clemenza per i  detenuti di Cosa nostra. E' quanto emerge da uno dei 'pizzini' scritti da Bernardo Provenzano e indirizzato a Vito Ciancimino, e spiegati  dal figlio di quest'ultimo nell'udienza del processo Mori. "Mi  è stato detto dal nostro sen. e dal nostro Pres. che spingeranno per  la nuova soluzione per la sua sofferenza", si legge nel pizzino  scritto a macchina ed esibito dal pm Antonio Ingroia al teste.  Secondo Ciancimino junior il 'sen.' sarebbe Marcello Dell'Utri e il 'Pres.',  l'ex Governatore siciliano Salvatore Cuffaro, recentemente condannato  a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra.

Strage di via D'Amelio - Il pm Antonino Di Matteo ha iniziato l'udienza parlando della strage di via D'Amelio in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino e la scorta. "Mi trovavo a Roma, quando appresi dalla tv della strage - ha detto - mio padre (Vito Ciancimino ex sindaco di Palermo ndr) si sentiva, anche se indirettamente, responsabile dell'ennesima strage. 'Se questo è capitatato è anche colpa nostra', mi disse mio padre".

"In cambio del suo contributo per la cattura di Riina, Provenzano ottenne una sorta di impunità". Ascolta un estratto della deposizione di Massimo Ciancimino.




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