Alcoa, la protesta non si ferma. Falò e cori a Palazzo Chigi

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Sono in tanti, più di 400, gli operai giunti a Roma dalla Sardegna per manifestare in occasione del vertice tra Governo, azienda e sindacati che potrebbe decidere il loro futuro. Il viceministro Adolfo Urso: "L'azienda non ha motivo di lasciare l'Italia"

Sono decisi a passare tutta la notte davanti a Palazzo Chigi. Sono i circa 400 operai dell'Alcoa, partiti ieri in nave dalla Sardegna, e oggi a Roma per manifestare in concomitanza con l'incontro a Palazzo Chigi che potrebbe decidere il loro futuro lavorativo. Gli operai hanno prima sfilato in corteo in un centro di Roma blindato dalla presenza di poliziotti e carabinieri. Poi sono confluiti a Piazza Montecitorio dove si sono riuniti in un sit-in. Per difendersi dal freddo che col passare dei minuti si sta facendo pungente, gli operai, riuniti a Piazza Montecitorio hanno anche acceso un piccolo falò per riscaldarsi.

La temperatura rigida però non frena la protesta dei lavoratori sardi che costantemente stanno scandendo slogan per sollecitare un intervento diretto di Berlusconi. Qualcuno per "ritmare" la protesta ha anche fatto esplodere alcuni petardi. "Noi da qui non ce ne andiamo - affermano - e siamo pronti a trascorrere la notte all'addiaccio: il nostro futuro è a rischio, non molleremo proprio adesso".

APalazzo Chigi è previsto il tavolo tra Governo, azienda e sindacati. E un tavolo istituzionale il 22 febbraio è stato fissato ieri sera sempre a Palazzo Chigi per i circa 3.000 lavoratori di Agile-Omega, ex Eutelia , da sette mesi senza stipendio. Un emendamento "salva Eutelia", che propone di creare un fondo di 50 milioni per pagare gli arretrati agli operai, verrà presentato dal Pd al decreto Milleproroghe, il cui esame entra nel vivo in Senato.

Gli interventi di Adolfo Urso e Pier Luigi Bersani:



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