Verona, 36 leghisti rinviati a giudizio

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Fissata al primo ottobre 2010 l'udienza a carico degli esponenti della Lega, tra cui il sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo e il deputato Matteo Bragantini, accusati di aver costituito attraverso le 'Camicie verdi' una associazione a carattere militare

Ci sono anche il sindaco di Treviso Giampaolo Gobbo e il parlamentare Matteo Bragantini fra i 36 militanti della Lega Nord rinviati a giudizio nell'inchiesta della Procura della Repubblica di Verona sulla Guardia Nazionale Padana.

Il processo si aprirà il primo ottobre prossimo. Il rinvio a giudizio è stato deciso dal Gup di Verona, al termine dell'udienza preliminare nel procedimento che aveva subito due lunghi momenti di pausa per attendere il pronunciamento dapprima di Strasburgo e poi della Corte Costituzionale, sulla posizione degli indagati che all'epoca ricoprivano la carica di eurodeputati o di parlamentari.

L'indagine, che aveva preso in esame l'operato delle cosiddette "camicie verdi" e che aveva coinvolto anche i vertici del Carroccio, tra i quali il leader Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli - poi usciti definitivamente dall'inchiesta nel dicembre scorso - fa riferimento al periodo tra il 1996 e il 1997. L'inchiesta - come riportano alcuni quotidiani - era stata avviata dall'allora procuratore Guido Papalia.
Secondo l'accusa - che nel corso delle udienze ha prodotto una lunga serie di intercettazioni telefoniche - la Guardia Nazionale Padana sarebbe stata allestita con l'obiettivo anche di organizzare attraverso un'organizzazione armata la resistenza e pianificare l'eventuale secessione. I 36 imputati, in gran lombardi e veneti, ma anche piemontesi, friulani, liguri ed emiliani, dovranno comparire in aula davanti al collegio presieduto da Marzio Bruno Guidorizzi.

Il ministro Luca Zaia, commentando il rinvio a giudizio di 36 persone nell'inchiesta veronese sulle 'camicie verdi', ha detto "la giustizia dovrebbe occuparsi di ben altro che di fatti accaduti in epoche ormai lontanissime. In realtà, al di là, del paradosso di una complessa macchina giudiziaria impegnata per decenni in materie nebulose, va registrata ancora una volta la distanza tra quanto accade e quanto si attendono i cittadini".

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