"Caro diario": le pagine inedite di una vittima della Shoah

Il campo di concentramento di Auschwitz
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Si chiamava Ruth Maier, era una giovane ebrea viennese che morì ad Auschwitz nel 1942. Il suo diario, rimasto inedito per oltre mezzo secolo, è ora pubblicato da Salani ("Fuori c'è l'aurora boreale"). Leggi uno stralcio dell'introduzione di Jan Erik Vold

di Jan Erik Vold

Ruth Maier era una ragazza austriaca che emigrò in Norvegia prima della Seconda guerra mondiale per sfuggire alle persecuzioni naziste.
Là visse per quattro anni, finché non fu arrestata a Oslo, durante il grande rastrellamento di fine autunno 1942. Ruth fu imbarcata con altri cinquecento ebrei a bordo della nave Donau.

Era nata a Vienna il 10 novembre 1920 e morì ad Auschwitz il 1° dicembre 1942. Per tutta la vita Ruth aveva tenuto un diario. Le prime annotazioni risalgono a quando aveva dodici anni. L’ultimo quaderno s’interrompe due giorni dopo il suo ventiduesimo compleanno. Degli anni tra il 1933 e il 1942 ci sono rimasti otto quaderni – oltre a cinquanta lettere – che restituiscono le osservazioni quotidiane, settimanali, mensili di una giovane donna colta e curiosa, piena di talento in un ampio registro di espressioni artistiche.

La poetessa norvegese Gunvor Hofmo, sua amica, ha custodito questi diari per oltre cinquant’anni. Da un corpus di circa millecento pagine manoscritte e trecento di corrispondenza è stata ricavata una biografia di quattrocento pagine a stampa, pubblicata con il titolo Il diario di Ruth Maier. Sottotitolo: Una rifugiata ebrea in Norvegia. Quando lasciò il Reich tedesco, alla fine di gennaio del 1939, Ruth Maier era una liceale di diciotto anni. Visse in Norvegia, a Lillestrøm. Qui prese il diploma di maturità nel 1940, trovò amici norvegesi grazie all’Arbejdstjeneste, il servizio di volontariato civile. Tra loro c’era la futura poetessa Gunvor Hofmo. Ruth la frequentò per due anni, furono amiche, compagne di viaggio e di lavori saltuari in tutto il paese.

Ruth si trasferì nella capitale nel 1942, quando iniziò a frequentare la scuola d’arte figurativa e applicata, mentre si guadagnava da vivere decorando souvenir. Ruth Maier ha lasciato i suoi diari, le lettere e qualche testo in prosa o in versi, una serie di acquerelli e disegni. Ha lasciato anche molti bei ricordi in coloro che le sono sopravvissuti, un piccolo numero dei quali è ancora tra noi. Benché il suo nome non appaia, Ruth Maier ha influenzato la poesia di Gunvor Hofmo fin dal primo momento: In una sera umida di pioggia Senti che lei è vicina, l’amica ebrea che hanno ucciso, lei, il cui corpo hanno bruciato insieme a mille altri.

I dettagli dell’ultimo viaggio di Ruth Maier ci sono noti: all’arrivo ad Auschwitz, le centoottantotto donne, i quarantadue bambini e i centosedici uomini giunti in Germania a bordo della nave Donau e ritenuti non idonei al lavoro furono immediatamente condotti alle camere a gas. I loro corpi furono bruciati nei campi, all’aria aperta. Per queste trecentoquarantasei persone non esistono certificati di morte individuali. A Oslo, il nome di Ruth Maier è ricordato in due luoghi: sul memoriale delle vittime ebree della guerra nel cimitero Østre Gravlund e su una targa che ricorda i caduti della scuola d’arte figurativa e applicata. A Vienna, nel Döblinger Friedhof, il suo nome è inciso sulla lapide della tomba di famiglia, accanto a quello del padre e della madre. Ruth Maier era cresciuta in una casa della buona borghesia viennese con il padre, la madre e la sorella Judith, di un anno e mezzo più giovane.

La famiglia apparteneva alla solida comunità di ebrei secolarizzati della capitale austriaca. Ludwig Maier era un alto funzionario dell’Ente austriaco per le Poste e Telegrafi, nonché segretario generale dell’Unione Internazionale delle Poste e Telegrafi (PTTI). Aveva un dottorato in filosofia e conosceva nove lingue. Ruth era molto legata a suo padre, mentre il rapporto con la madre Irma era più ambivalente. Il padre morì di erisipela quando Ruth aveva tredici anni. Lo zio paterno Robert, direttore di banca a Brno, in Cecoslovacchia, divenne allora il ‘protettore’ della famiglia. Un altro personaggio di spicco tra i parenti di Ruth era lo zio materno Oskar, un fervente comunista che risiedeva a Mosca. Ruth e sua sorella Judith ebbero un’infanzia felice. Viaggiavano molto: in Jugoslavia, Italia, Svizzera, Francia e Ungheria. La meta più frequente era però la Moravia, a quel tempo parte della Cecoslovacchia, in cui si trovava il villaggio natale del padre, Žarošice. La famiglia vi trascorreva ogni anno qualche settimana di vacanza.

Gli anni lieti ebbero fine nel marzo 1938, con l’annessione dell’Austria da parte di Hitler, che trasformò una popolazione ebrea di circa duecentomila individui, già parte integrante della classe media viennese, in paria della società e nemici dello Stato. La famiglia Maier fu costretta a lasciare l’appartamento in cui abitava per trasferirsi in un ghetto. Ai bambini ebrei non era più consentito di frequentare le scuole normali. Molestie per le strade, negozi saccheggiati, insulti antisemiti erano ormai all’ordine del giorno, come gli arresti e gli omicidi. Il culmine fu raggiunto a novembre, con la cosiddetta ‘Notte dei Cristalli’ che coincise con il diciottesimo compleanno di Ruth. I due fratelli e le quattro sorelle di Ludwig Maier furono uccisi nei campi di concentramento, come pure l’unico fratello di Irma. Dal gruppo di tredici cugini dal lato paterno a cui appartenevano anche Ruth e Judith solo sei sopravvissero alle persecuzioni e alla guerra.
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Tratto da Fuori c'é l'aurora boreale. Il diario di Ruth Maier, giovane ebrea viennese, a cura di Jan Erik Vold (traduzione di M.V. D'Avino), pp.484, euro 16,50

Ruth Maier nasce a Vienna il 10 novembre 1920 da una famiglia ebrea di estrazione borghese. Nel 1939, per sfuggire alle persecuzioni naziste, la famiglia si disperde: Ruth parte per la Norvegia. Il 26 novembre 1942 i nazisti imbarcano a forza sulla nave Donau centocinquanta ebrei emigrati nel Paese scandinavo. Saranno condotti subito alle camere a gas ad Auschwitz. Fra loro c'è Ruth. Muore il primo dicembre 1942, a soli ventidue anni.

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