Messina tre mesi dopo: niente fango, ma la montagna spaventa

Giampilieri, la parte vecchia del paese sommersa dal fango dell'alluvione © Francesco Cito
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Viaggio nei paesi colpiti dall’alluvione che il 1 ottobre ha provocato 31 vittime e 6 dispersi. Si continua a cercare corpi in un fango che restituisce solo carcasse di automobili. Guarda il reportage fotografico esclusivo di SKY.it di Francesco Cito

di Chiara Ribichini

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“Ho appena saputo che la mia casa è considerata verde, quindi non a rischio. Potrei rientrare ma non voglio. O tutti o nessuno. Non è giusto frazionare un Paese. Quel giorno, il 2 ottobre del 2009, ci hanno mandato via tutti perché la montagna è pericolosa. Ora, tre mesi dopo, ci dicono che alcune abitazioni non corrono rischi e altre, magari solo a un metro di distanza, sì. Abbiamo paura. Devono mettere la montagna al sicuro, altrimenti niente è fuori pericolo”.
Il fango non c’è più. Le strade e le case sono state ripulite, come mostrano le foto scattate da Francesco Cito in un reportage esclusivo per SKY.it. 

Dopo tre mesi di studi e rilievi effettuati dai geologi e dagli esperti della Protezione Civile, nei comuni del messinese colpiti dall’alluvione che ha causato 31 morti e 6 dispersi, è stata esposta la mappatura che divide le abitazioni in verdi (si può rientrare), gialle (pronte dopo alcuni interventi), viola (necessitano di ulteriori approfondimenti) e rosse ( da demolire). Giampilieri e Scaletta Zanclea, però, restano deserti. E quella montagna che la notte del 1 ottobre è franata travolgendo interi paesi è ancora un incubo, come racconta Mario Antonino, un ferroviere 54enne di Guido Mandri superiore (una frazione di Scaletta Zanclea). “Siamo cresciuti con questa montagna alle spalle. Il rischio frane è sotto i nostri occhi da sempre. C’era stato un precedente due anni fa. Potevano fare qualcosa allora e non sarebbe morte 31 persone”.

Ora, per mettere in sicurezza la montagna “è stata stimata una cifra pari a 500 milioni di euro”, come ci dice il comandante della stazione di Scaletta Zanclea Nicola Santamaria. Per ora “il governo ha stanziato 60 milioni di euro, utilizzati quasi tutti per la prima emergenza. Il presidente della Regione Raffaele Lombardo (nominato Commissario delegato per l’emergenza, ndr) sta facendo pressione per ottenere nuovi fondi. A Natale anche il presidente del Consiglio ha promesso che non abbandonerà gli alluvionati”.  
A far paura, oltre alla montagna, sono anche gli sciacalli. Anche perché  dal 15 dicembre non c’è più il servizio che sorvegliava ogni zona per 24 ore. “Ora c’è una pattuglia che gira, ma non è la stessa cosa” afferma il comandante Santamaria.

I ladri non potranno portare via niente a Concetto, un imbianchino 58enne di Scaletta Zanclea. La sua casa è stata distrutta dal fango. “Ho sentito dire che vogliono buttare tutto a terra. La responsabilità di farci tornare a vivere là, sotto il ponte dell’autostrada, non se la prende nessuno” dice.  
Concetto abitava in via Foraggine in una casa popolare, concessa ai genitori “sfollati” per il crollo del castello di Scaletta Zanclea nel 1957, che Concetto aveva ricomprato allo Stato nel 1992 pagando un milione e mezzo, più un milione di spese notarili. Trenta metri diventati 80 più un giardino con qualche “piccolo aggiustamento”. L’autostrada Messina-Catania è stata costruita in un secondo momento con una parte del ponte attaccata a una di quelle costruzioni. “Il rumore delle macchine era insopportabile e ogni tanto qualche macchina finiva giù” ricorda. Ma era “la mia signora baracca e lì stavo bene”. 

Il 1 ottobre Concetto non era nella sua abitazione. “E’ stato un caso”, continua a ripetere. All’1,30 ha ricevuto una telefonata: “La tua casa non c’è più”. Oggi, afferma il 58enne che si lascia fotografare proprio nel punto in cui sorgeva la sua casa, “è rimasto tutto così come è”. In realtà, in questi tre mesi, si è lavorato soprattutto per togliere il fango indurito, un’operazione difficile che ha richiesto molto tempo, come sottolinea la Regione Sicilia. Sono state inoltre rifatte tutte le fognature, la rete elettrica e quella telefonica.  

Per Concetto la colpa di quello che è accaduto è solo del maltempo. “L’abusivismo non c’entra”. E’ dello stesso parere anche il comandante dei carabinieri Santamaria: “Le case sono state costruite cento anni fa, specialmente a Giampilieri. Nel tempo magari qualcuno si è fatto mezzo piano in più, ma le abitazioni per lo più sono state costruite quando non esisteva ancora un piano regolatore”. 

Mario Antonino e Concetto, come la maggior parte dei 1600 sfollati, vivono da tre mesi negli alberghi. C’è però anche la possibilità per loro di ricevere 200 euro a testa al mese (per un massimo di 600 euro a nucleo familiare) con i quali affittare una casa. “E’ valido fino a giugno ma già si parla di una proroga di sei mesi” spiega il comandante Santamaria riferendosi all’ordinanza della Protezione Civile. E poi?
“Mi hanno promesso che l’anno nuovo mi daranno una casa – afferma Concetto - Ma sarà ammobiliata? Io non ho i soldi per comprare nulla. Sono in difficoltà, sta anche per nascermi un figlio e qui in albergo sto bene, ma è un’unica stanza” dice Concetto.
E denuncia: “Sono venuti alcuni avvocati: ci hanno detto che avrebbero difeso i nostri diritti ma in cambio avrebbero voluto il 15% dei soldi che avremmo ricevuto. E’ proprio vero che ognuno si fa i soldi sulle disgrazie degli altri”. 

Intanto, le ricerche dei dispersi non si arrestano. “A Scaletta si cerca in mare ma non è semplice. Ci sono 5 metri di fango per 100 metri di lunghezza e 50 di larghezza sotto il mare. Ma vengono fuori quasi solo carcasse di macchine”, racconta il comandante Santamaria. 
 
 
 
 
 


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