Berlusconi Tartaglia, il caso del falso gruppo su Facebook

Il falso gruppo a sostegno di Silvio Berlusconi
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Sul social network un gruppo cambia nome da Sosteniamo il Made in Italy a Sosteniamo Silvio Berlusconi. E tra gli iscritti scoppia la rivolta

di David Saltuari

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Scontro in atto su Facebook intorno al gruppo Sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia, che vanta al momento diverse centinaia di migliaia di iscritti. Molti avevano storto il naso davanti a quei 350mila iscritti in poche ore, un numero troppo alto in troppo poco tempo (come da noi segnalato in precedenza). Il sospetto è stato rilanciato da Sandro Ruotolo sul suo spazio Facebook, dove ha segnalato le lamentele di diversi utenti per il repentino cambio di nome del gruppo a cui erano iscritti. E alla fine la protesta è scoppiata direttamente tra gli iscritti al gruppo, che hanno svelato la verità: Sosteniamo il Made in Italy, creato diversi mesi fa e che aveva raccolto centinaia di migliaia di iscritti, questa notte è stato trasformato all'insaputa dei membri in Sosteniamo Silvio Berlusconi.

Sì, perchè il problema è che i gruppi su Facebook possono cambiare nome senza dover chiedere l'autorizzazione agli iscritti. Basta che il fondatore entri nel pannello di controllo e cami il nome e agli iscritti arriva solo una veloce (e spesso ignorata) segnalazione. Non è la prima volta che accade, già in passato alcuni utenti si erano lamentati di essersi iscritti a gruppi e trovarsi membri di comunità completamente diverse. Tra le metamorfosi più note, il gruppo Scopri come tornare alla vecchia versione di Facebook è diventato Scopri come lavorare da casa e Scopri come ricaricarti il cellulare è diventato, genialmente, I love Martha (dove Martha è la fondatrice del gruppo stesso). Questa volta però, l'attenzione sul social network è talmente alta che il cambio di nome è andato oltre la semplice scocciatura degli iscritti, interessando tutti i media nazionali.

Guardando i profili dei fondatori del gruppo Sosteniamo Silvio Berlusconi si scoprono diversi collegamenti al sito di aste Kingbid o a un agenzie di marketing online. Probabile dunque che dietro all'ennesimo cambio di nome non ci si trovi neanche davanti ad un maldestro tentativo di solidarizzare con Berlusconi quanto ad un tentativo di cavalcare la notizia del momento per racimolare iscritti a scopi pubblicitari.

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