Clima, ghiacciai addio

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Per gli scienziati le Alpi sono tra le zone a più alto rischio climatico, un’inchiesta di Vanguard Italia indaga tra cause e effetti. In onda mercoledì 9 dicembre alle ore 23 su Current (canale 130 Sky)

VERTICE SUL CLIMA, L'ALBUM FOTOGRAFICO

Dallo scioglimento dei ghiacciai al surriscaldamento globale di origine antropica, fino ai conseguenti effetti nel caso in cui l’umanità non cambi rotta: questi i temi di Ghiacciai Addio, titolo della nuova puntata Vanguard, serie italiana d’inchieste ‘solo sul campo’ realizzate dai filmmaker di Current.it, in onda mercoledì 9 dicembre alle ore 23.00 su Sky 130.

All’interno della settimana di programmazione Green del canale italiano di Al Gore (7-12 dicembre), in concomitanza con la Conferenza sul Clima dell'Onu a Copenhagen, Ghiacciai Addio è un dettagliato reportage della filmmaker Valeria Allievi sul tema dei Cambiamenti Climatici e sulle opposte teorie che ne individuano cause ed eventuali strategie di risposta.

Con il rapporto dell’IPCC (Focal Point italiano di IPCC, attualmente ricoperto dall'ENEA) del 2007 la scienza attesta che all’origine del riscaldamento globale, sotto osservazione dagli anni ’50 in poi, ci siano le emissioni di gas serra, quindi l’utilizzo di combustibili fossili legati all’attività umana. I modelli dell’IPCC indicano una previsione di aumento delle temperature medie che potrebbe raggiungere i 6° entro il 2100. Questo scenario, apparentemente lontano, sta già modificando l’ambiente in cui viviamo, con gravi ripercussioni sul territorio. La fusione dei Bacini glaciali alpini s’inserisce in questo contesto come un chiaro sintomo: infattim la Criosfera (il mondo dei ghiacci) è considerato uno dei principali indicatori del del cambiamento meteo climatico in atto.

Le Alpi e i territori d’alta quota sono particolarmente vulnerabili all’innalzamento della temperatura media e le previsioni indicano che nel 2050 la maggior parte dei bacini glaciali alpini saranno prossimi all’estinzione. Basta pensare che la riduzione dei bacini glaciali alpini dalla metà del XIX secolo alla fine degli anni ’80, momento in cui sono stati fatti i grandi catasti, si attestava attorno al 50% e da allora ad oggi hanno subito un’ulteriore perdita del 20% circa, tutto questo come conseguenza di un aumento della temperatura di circa 1,2°.

Tra le regioni alpine italiane la Valle d’Aosta è quella che offre delle caratteristiche territoriali che si prestano all’osservazione di questo fenomeno. Il suo territorio è coperto per il 5% da massa glaciale e in questa regione, nel 1995, è stata istituita l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, una delle prime in Italia, che con una modifica del 2001 alla legge istitutiva ha incluso nei suoi compiti “lo studio dei parametri correlabili con le dinamiche globali di mutamento climatico” proprio come risposta alle particolarità del territorio.

Per questa ragione nel 2004 è stata creata un’unità operativa dedicata agli effetti che il riscaldamento globale che prevedono il tra gli altri il monitoraggio di ambienti glacializzati e d’alta quota. La situazione dell’ambiente alpino s’inserisce però in un contesto globale in cui tutta l’area del mediterraneo è considerata dagli scienziati come una Hot Spot Zone, le zone calde sulle quali l’impatto del riscaldamento globale è più alto. L’area del mediterraneo infatti subisce un riscaldamento di circa il 50% in più rispetto alla media. In questo contesto il Parlamento Europeo si è posto in maniera molto propositiva in termini di mitigazione.

Ora l’aspettativa più alta è legata alla Conferenza Internazionale sul Clima di Copenhagen dove si cercherà di trovare una soluzione globale alla disciplina delle emissioni di gas serra ma dove sono anche in gioco equilibri mondiali che forse hanno poco a che fare con l’ambiente.

Quello che stiamo facendo al nostro pianeta è come un enorme esperimento chimico a porte chiuse di cui non conosciamo le conseguenze.

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