Eternit, la resa dei conti

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A Casale Monferrato sono 1500 i morti d'amianto. Un'enormità. Il 10 dicembre a Torino si apre il processo contro la Eternit Spa, che potrebbe diventare la causa più grande d'Europa. Cgil, Inps e Inail parti civili

di Valentina Guzzardo

"Quì a Casale una volta entrare alla Eternit era come entrare alla Fiat. Dal '75 si iniziava a capire che l'amianto faceva male però c'era da lavorare. I proprietari facevano orecchio da mercante ma ora ci si è ammalati tutti. Appena senti un pizzichino nella schiena – noi che lo sappiamo com'è la faccenda – vai all'ospedale, ti dicono: mesotelioma pleurico non operabile. E sai già che è finita". Si sfoga in dialetto, il signor Pierfranco, ex operaio della fabbrica Eternit di Casale Monferrato, 35mila abitanti in provincia di Alessandria e 1500 morti tra asbestosi, carcinoma polmonare e mesotelioma. Una strage, quella dell'amianto marchiato Eternit, che conta tremila vittime accertate in tutta Italia.

Una tragedia che il 10 dicembre 2009, dopo anni di battaglie, andrà a processo Torino. Duecentomila pagine di carte, 2900 parti lese, 10 parti civili (comprese Cgil, Inps e Inail) selezionate dal giudice per l'udienza preliminare tra più di 700 che si erano presentate. Alla sbarra i vertici della multinazionale ex proprietaria degli stabilimenti in Piemonte, Campania, Emilia Romagna: Stephan Ernest Schmidheiny, miliardario svizzero 62enne e Jean Marie Louis Ghislain De Cartier De Marchienne, barone belga di 88 anni. Dopo il trauma provocato dalla decisione di estendere i benefici dell'indulto ai reati ai danni dei lavoratori, grazie al "pacchetto Damiano" in materia di sicurezza è stato possibile applicare la responsabilità civile nel processo penale alle aziende, iscrivendo le società nel registro degli indagati, come è successo nel caso Parmalat. L'accusa: disastro doloso e rimozione volontaria di cautele.

"La prima cosa che mi fece prendere coscienza del problema amianto in Eternit fu vedere due-tre volte a settimana, in fabbrica, manifesti da morto - ricorda Nicola Pondrano, segretario della Camera del lavoro di Casale ed ex operaio - E io che ero giovane mi chiedevo: ma come mai qua dentro si muore così, a 50-52 anni? Mi venne detto: la polvere". Nella città famosa per i biscotti krumiri lo chiamano familiarmente "polverino", anche se è il loro killer perchè intriso di fibre d'amianto. La piaga della comunità casalese è stata infatti proprio questa: lo scarto volatile della tornitura a secco delle testate dei tubi. L'hanno respirato tutti i cittadini, non solo gli operai, perchè si usava per le coperture dei tetti delle case e per molto altro. "Nel mio cortile l'hanno utilizzato come asfalto. Mi ricordo che c'erano mucchi di amianto e noi bambini giocavamo lì come fosse sabbia", dice Luisa Minazzi, una cittadina colpita dalla malattia. "Lo stendevano, lo bagnavano, passavano il rullo a mano e poi seminavano il riso, il grano – ricorda Franco, un altro ex operaio - Fino al '60 il polverino l'hanno regalato, quando la richiesta era maggiore della produzione hanno detto: qui è meglio farselo pagare al carico".

La Germania ha riconosciuto la cancerosità dell'amianto nel 1943. In Italia, per la sua messa al bando definitiva, si è dovuto aspettare il 1992: la legge n. 257 fu una vittoria dopo anni di battaglie sindacali. La prima malattia professionale amiantocorrelata riconosciuta dall'Inail - che ha chiesto un risarcimento da 246 milioni di euro - è stata l'asbestosi. Nel 1994 lo sono diventate anche il mesotelioma e il carcinoma polmonare.

Le fabbriche Eternit di Cavagnolo, Bagnoli, Rubiera e Casale Monferrato sono state chiuse nel 1986 ma non tutto è finito: secondo gli esperti la mortalità per amianto - dovuta a tumori con 30 anni di latenza - raggiungerà il suo apice nel 2020. "Abbiamo 50 mesoteliomi all'anno. L'80 percento riguarda la popolazione in generale", sottolinea Bruno Pesce, coordinatore del comitato vertenza amianto. Un disastro ancora in atto: in Italia sono 75mila gli ettari di terreno contaminati da fibre cancerogene, attesta Legambiente. A Casale Monferrato la fabbrica è stata bonificata ma la questione è più complicata per il resto del territorio. "Il polverino sovente è nascosto o interrato o nei sottotetti e quindi emerge poco alla volta", spiega l'ex sindaco di Casale Riccardo Coppo, che nell'86 mise al bando l'amianto in tutto il territorio comunale: "Non si sa con esattezza quante superfici contaminate siano ancora presenti perché emergono col tempo. Oggi in città c'è una coscienza molto cresciuta, i cittadini collaborano molto e segnalano. Il Comune è punto di riferimento e interviene, secondo le graduatorie, a mano a mano che ha risorse".

L'amianto è un problema di stretta attualità non solo in Italia ma a livello mondiale, perché sono tuttora aperti stabilimenti che lavorano la fibra d'amianto in modo letale. "Il nostro processo serve a porre le condizioni per iniziare una battaglia globale nel vero senso del termine. – dice ancora Nicola Pondrano - Vogliamo fare in modo che paesi come il Canada la smettano di essere i più grandi esportatori al mondo di questo materiale e che potenze grandi ed emergenti come Cina e India non lo lavorino più, affinché quello che è successo in Europa, a Casale, non avvenga più nel mondo".

Al processo parteciperanno avvocati europei che nei rispettivi paesi hanno già promosso azioni legali. Nell'intera Unione Europea il 10 dicembre è stata organizzata una mobilitazione globale. E' nata la rete "Eternit in collera", costituita dall'insieme delle realtà comunitarie dove le fabbriche d'amianto sono state attive o lo sono tutt'ora. 

"La ricchezza prodotta non può essere al di sopra del valore della vita", grida Bruno Pesce: "Si parla tutti i giorni della necessità di difendere la vita, ma quando è la vita dei lavoratori è ancora vita? ". Sarà il Tribunale di Torino a dirlo.

Astolfo Di Amato, uno degli avvocati di Ernest Schmidheiny, è irremovibile: "Il mio assistito ha seguito una logica di tutela, non di profitto. Oggi c'è un processo sommario che individua dei mostri senza andare per il sottile. Quando Ernest Schmidheiny è arrivato alla direzione Eternit - prosegue il legale - non ha percepito un centesimo di utili e ha investito 55 miliardi di lire in sicurezza, che alla metà degli anni '70 erano una cifra enorme”. Nicola Pondrano, che contro l'amianto Eternit combatte da metà della sua vita, teme possa essere una battaglia impari: "Le forze in campo sono forze enormi, persone molto potenti e molto ricche. Ci aspettiamo una forte capacità di tiro sul piano delle schermaglie legate alle eccezioni che verranno presentate. Verranno messe in discussione anche dal punto di vista medico legale le stesse lastre, valutazioni del danno che i lavoratori hanno riscontrato in questi anni. Parafrasando: siamo un po' come Davide e Golia".

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