Caso Cucchi, Dap: “Morte disumana e degradante”

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Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha presentato le conclusione delle indagini interne sul caso del giovane morto dopo un probabile pestaggio da parte degli agenti che lo avevano in custodia

La vita di Stefano Cucchi è stata stroncata in modo “disumano e degradante”. Queste le conclusioni a cui è arrivata l’indagine della Direzione generale delle carceri sulla morte del giovane arrestato dai carabinieri e deceduto all’ospedale Pertini, riportate da un articolo del Corriere della Sera. Nella realzione si legge che questa sarebbe la Dimostrazione  “di una incredibile, continuativa mancata risposta alla effettiva tutela dei diritti, in tutte le tappe che hanno visto Stefano Cucchi imbattersi nei vari servizi di diversi organi pubblici”. Mancanze “continuate e probabilmente non coordinate e con condotte indipendenti fra di loro”. Insomma la responsabilità della morte del ragazzo “va ricercata in quanti, appartenendo all'amministrazione penitenziaria, abbiano partecipato con azioni e omissioni alla catena della mancata assistenza”.

In conclusione l’unica certezza che accomuna magistratura e Direzione carceraria è che Cucchi è morto per le fratture riportate a seguito di un probabile pestaggio. Ma chi lo abbia picchiato, dove e quando, rimane un mistero ancora da chiarire. Anche se i Pm ipotizzano che il pestaggio sia avvenuto nelle celle del tribunale di Roma da parte degli agenti penitenziari. La relazione della commissione formata da Sebastiano Ardita, Maria Letizia Tricoli e Federico Falzone e altri funzionari del Dap è stata inviata alla Procura di Roma, che la valuterà e ne trarrà eventuali conseguenze.

Comunicare correttamente quello che avviene nei carceri è, secondo il direttore dell'amministrazione penitenziaria Franco Ionta uno degli obiettivi principali del suo dipartimento. Lo ha ribadito al Salone della Giustizia di Rimini, dove ne ha parlato in un dibattito sul tema del delicato rapporto fra mondo del carcere e comunicazione. Con particolare riferimento agli ultimi episodi di cronaca, a cominciare dal caso di Stefano Cucchi. "E' giusto però - ha ribadito Ionta - che l'informazione sia completa e che non ci sia una semplificazione eccessiva. E' importante per questo il linguaggio che si usa, evitando termini come carceriere o secondino, ma anche affrontando l'idea che spesso la società rifiuta o rimuove il tema".

 

 

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