Censis: "L'Italia resiste alla crisi ma ha paura"

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Il 43esimo Rapporto sulla situazione del Paese. Un popolo fragile, che ha retto alla recessione solo replicando schemi collaudati. Cresce lo stato d'ansia e d'incertezza. I giovani non vedono prospettive per il futuro

Le famiglie italiane resistono alla crisi ma vivono con l'ansia di non farcela. Pur avendo messo in atto un forte comportamento 'adattativo-reattivo' prevale l'inquietudine per un eventuale ulteriore peggioramento della situazione. Posto di lavoro, debole potere di acquisto, fragili prospettive di un reale cambiamento di tendenza, sono alcune delle principali preoccupazioni che attraversano da nord a sud il Paese e si accompagnano all'ampliamento della fascia di famiglie in bilico, a rischio di povertà. Cresce insomma lo stato di ansia, di incertezza soprattutto da parte dei giovani che non riescono a vedere prospettive concrete per il futuro. Questa e' l'immagine dell'Italia scattata dal Censis nel suo ultimo rapporto sulla situazione sociale del Paese, presentato oggi. Si va diffondendo sempre piu' il concetto del giorno per giorno, senza fare pianficazioni a lungo termine. C'e' una tendenza a rinchiudersi: tutti i fenomeni di vita sociale ed economica si stringono in spazi sempre piu' circoscritti come dimostra la crescita della microcriminalita' a livello di quartiere, di condominio, di famiglia o di scuola. Le famiglie dunque resistono alla crisi ma sono molto stressate. Per il 71,5% di esse, il reddito mensile e' sufficiente a coprire le spese. Il dato sale al 78,9% al Nord-Est, al 76,7% al Nord-Ovest, al 71% al Centro ma al Sud scende al 63,5%. Si assiste a una dura ristrutturazione del settore terziario, ci sono pesanti perdite occupazionali nel Mezzogiorno e nel paralavoro.  

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