Mussolini-Fiore, la procura indaga sul presunto video hard

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Ha un nome l'uomo che ha tentato di vendere il video. Ha precedenti per truffa e si dichiara produttore televisivo. Il pm di Roma potrebbe sentire Fiore e la parlamentare del Pdl

Ha alcuni precedenti per truffa l'uomo che ha mandato una mail a palazzo Chigi, ai primi di settembre, proponendo un video hard in cui erano ripresi "un deputato e un europarlamentare" in cambio di un milione di euro.

Il soggetto, A.C., che dice di lavorare come produttore televisivo, secondo quanto ha spiegato agli investigatori della Digos, non conosceva chi gli offrì il filmato, presumibilmente girato con un telefonino. Non sa a quando risale il video, e ha fatto la richiesta perché aveva "bisogno di soldi".
Per il momento è accusato di tentata estorsione, ma non è escluso che se dal computer e dal cellulare, che gli sono stati sequestrati venerdì scorso dagli investigatori, saltassero fuori dati "interessanti", la sua posizione potrebbe peggiorare.

L'indagine aperta dal procuratore aggiunto Pietro Saviotti era stata avviata dopo la segnalazione di Palazzo Chigi. Ma fino a quando il Giornale ha titolato in prima pagina sul "ricatto hard" che tentava di colpire a destra gettando "fango su Alessandra Mussolini" per gli inquirenti era molto complicato trovare il bandolo della matassa. Ma, accertato che si stava speculando in modo netto, si è dato il via libera alla perquisizione nell'abitazione di A.C.

Il magistrato, intanto, che ha ricevuto stamane l'avvocato Stefano Fiore, fratello di Roberto, potrebbe sentire a breve il leader di Forza nuova e la stessa Mussolini, specie se emergessero fatti che fanno pensare ad una "operazione più vasta".

Allo stato, comunque - si spiega a piazzale Clodio - bisogna ritenere che il video non esista.

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