Sisma Abruzzo, solo dieci i monumenti adottati

Aprile 2009. La prefettura aquilana distrutta dal sisma - Credits: Agenzia fotografica Massimo Sestini
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A più di quattro mesi dal G8 aquilano, solo il Kazakistan e pochi altri Paesi stranieri hanno mantenuto la promessa di restaurare gli edifici storici distrutti dal terremoto. Regione e provincia chiedono maggiore impegno al governo

Dieci richieste evase su quarantacinque. A più di quattro mesi dalla conclusione dei lavori del G8, a tanto ammonterebbero le “adozioni” delle opere d'arte lesionate o distrutte dal terremoto aquilano che i capi di governi stranieri si sono impegnati a restaurare.
Subito dopo il sisma, il Ministero per i Beni culturali, in collaborazione con la Protezione civile, aveva stilato una lista di “45 monumenti dell'Aquila e del suo territorio da salvare".
Una richiesta che sembrava essere stata accolta da tutti i governanti giunti all'Aquila per il G8 aquilano (guarda la fotogallery). Ma ad oggi, solo dieci sarebbero i monumenti adottati dai capi di Governo dei Paesi stranieri. In particolare, solo Francia, Russia, Germania e Kazakistan, hanno preso impegni formali per il loro recupero delle opere d'arte.
Per questo, il consiglio regionale d’Abruzzo ha approvato una risoluzione urgente per chiedere al Ministro per gli Affari esteri "di rappresentare presso tutte le Ambasciate, e in ogni altra sede istituzionale, la necessità di intervenire tempestivamente per recuperare il patrimonio storico artistico ed architettonico compromesso dal terremoto e di sensibilizzare i Governanti affinché assumano un concreto impegno per la ricostruzione dei monumenti del territorio aquilano".
"Non riesco a credere – ha commentato il presidente della provincia aquilana, Stefania Pezzopane - che di fronte all'ondata emotiva suscitata a livello mondiale dal terremoto e la grande volontà da parte di tutti di rendersi utili, la nostra diplomazia non sia riuscita dopo il G8 a chiudere accordi con gli altri paesi. Le opportunità di un simile evento dovevano essere percorse a caldo, e non limitarsi alle enunciazioni. Se non lo si è fatto, il territorio si aspetta che si faccia ora".
La presidente della provincia ha chiesto inoltre un atto di coraggio al Governo, "affinché avvii un'operazione verità sulle reali condizioni e necessità delle zone distrutte dal sisma che ancora oggi sono alle prese con numerosi problemi, non tutti coperti dalle risorse necessarie. La presidente rileva un palese difetto di fondo nella gestione della comunicazione mediatica sul sisma che giova più all'immagine del Governo che alla causa dei terremotati". 

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