Infuenza A, ecco quando vaccinare i bambini

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Giuseppe Mele, presidente della Federazione italiana medici pediatri: “Precedenza ai piccoli con patologie, poi quelli sani tra i 6 e i 36 mesi, dopo tutti gli altri tra i 6 mesi e i 17 anni”

di Pamela Foti

Vaccinare o non vaccinare i bambini? E’ questa la domanda alla quale i genitori cercano di trovare una risposta chiara e semplice per fugare ogni dubbio.

Come riconoscere i sintomi dell’influenza A? Quando bisogna allarmarsi? Giuseppe Mele, presidente della Federazione italiana medici pediatri, dà informazioni pratiche per aiutare le famiglie italiane a fronteggiare la pandemia.

Vaccino sì o vaccino no?
Assolutamente sì. Occorre vaccinare i bambini, ma bisogna dare la priorità a precise categorie. E’ illogico proporre la vaccinazione di tutti e subito. Innanzitutto un simile comportamento non sarebbe in linea con il piano esposto dal Ministero della Salute, inoltre porterebbe solo a intasare gli ospedali.

I primi a dover essere vaccinati sono i bambini che rientrano nelle categorie a rischio: ad esempio, asmatici, diabetici, affetti da fibrosi cistica, neoplasie, obesità.
A seguire i bambini sani tra i 6 mesi e i 36 mesi che frequentano gli asili nido. I piccoli in questa fascia d’età hanno ancora una risposta anticorporale leggera.
nfine tutti gli altri bambini e ragazzi sani nella fascia d’età tra i 6 mesi e i 17 anni.

Il vaccino può dare effetti collaterali?
No, il vaccino non ha effetti collaterali. E si avvale di un adiuvante, lo squalene ovvero olio di pescecane, che ha lo scopo di aumentare la risposta immunitaria alla vaccinazione. E’ per questo motivo, dunque, che è sufficiente una dose di vaccino.

Quali sono i sintomi dell’influenza A e come la si riconosce dall’influenza stagionale?
L’una è sovrapponibile all’altra, i sintomi dell’influenza stagionale e dell’influenza A, infatti, sono gli stessi. L’unica differenza è che nel secondo caso si tratta di pandemia. Ovvero di una influenza che può sopraggiungere in qualsiasi momento. Anche fuori stagione. I sintomi sono quelli ben noti di febbre alta, oltre 38,5, tosse, brividi, dolori muscolari e articolari. In altre parole, tutti i casi di influenza di questi giorni tra i bambini sono casi di influenza A-H1N1.

In caso di febbre alta cosa è corretto fare?
L’influenza si cura con un normale antipiretico, i classici farmaci che si usano per abbassare la temperatura. Il virus A/H1N1 è blando e più leggero del virus della stagionale e non c’è bisogno di fare tamponi. Il tampone si fa solo in presenza di complicanze. Sono dunque sufficienti 4 giorni di riposo a letto e una dieta leggera. E’ inoltre consigliabile aerare spesso la casa e osservare le classiche norme di igiene.

Quando è il caso di allarmarsi?
Ci si deve preoccupare nel caso di dispnea, quando cioè il bambino respira con difficoltà, o in caso di cianosi (quando il colore della pelle diventa bluastra, ndr) il che significa una diminuzione di pressione dell’ossigeno.
Possono anche sopraggiungere complicanze gastrointestinali, ma sono la forma di complicanza più blanda. Bisogna prestare maggiore attenzione alle infezioni delle vie respiratorie.

Quali sono i farmaci da tenere in casa in questo periodo?
E’ sufficiente avere a disposizione antipiretici. E se il pediatra lo prescrive, anche un antivirale come il Tamiflu.

Giuseppe Mele apre poi una piccola parentesi dedicate alle donne in stato di gravidanza e alle neo mamme. Consiglia infatti la vaccinazione alle donne in stato interessante e alle mamme che hanno contratto il virus A/H1N1 consiglia di continuare l’allattamento “perché il latte materno favorisce la formazione degli anticorpi nel piccolo”.

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