Diana Blefari, storia di una terrorista

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Arrestata nel dicembre del 2003 e condannata, con sentenza definitiva all'ergastolo, il 27 ottobre scorso. La donna, accusata di aver fatto da staffetta la sera dell'omicidio di Marco Biagi, durante la detenzione era caduta in depressione

L'ultima parola, quella definitiva, appena cinque giorni fa. Con la conferma dell'ergastolo da parte della Cassazione. Diana Blefari Melazzi, è colpevole, in concorso con Nadia Desdemona Lioce, Marco Mezzasalma, Roberto Morandi e Simone Boccaccini dell'omicidio di Marco Biagi, avvenuto a Bologna nel marzo del 2002. Nei suoi confronti è pesata come un macigno la testimonianza della pentita Cinzia Banelli: era stata la Blefari a pedinare in alcune occasioni il professor Biagi durante le lezioni all'università di Modena e a seguirlo come "staffetta" la notte dell'omicidio. In una lettera inviata dal carcere a Marco Mezzasalma scriverà: fosse stato per me, Biagi l'avrei torturato prima di giustiziarlo. A metter nei guai la compagna Maria, così veniva chiamata dall'organizzazione, l'affitto a suo nome del covo romano di via Montecuccoli, quello in cui le nuove Br raccoglievano tutti i documenti un arsenale con 100 kg di esplosivo.

Il 22 dicembre 2003 Diana Blefari melazzi sarà arrestata in una villetta sul litorale a nord di roma. Si dichiarerà "militante rivoluzionaria del partito comunista combattente. Dopo la condanna all'ergastolo sia in primo che in secondo grado, la Cassazione nel dicembre 2007 annulla con rinvio la sentenza d'appello sottolineando vizi di motivazione sulla sua condizione psichica. I suoi avvocati, ma anche i medici del Rebibbia negli anni, non hanno mai smesso di denunciare le gravi condizioni di salute della donna. Non mangiava, non voleva vedere nessuno, rifiutava i farmaci, i contatti col mondo esterno. La Blefari è figlia di una donna malata di schizofrenia morta suicida, hanno più volte ripetuto i suoi legali. Il carcere duro non le è mai stato revocato.

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