Aulla: azienda in crisi, operai sequestrano il sindaco

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I dipendenti della Costa Mauro, ditta che si occupa del trattamento di rifiuti, sono saliti sul tetto del Comune ed entrati nell'ufficio del primo cittadino. All'origine della protesta il rischio di licenziamento per 57 lavoratori

Protesta stamani in Comune ad Aulla (Massa Carrara) dei dipendenti della Costa Mauro di Albiano, ditta che si occupa del trattamento di rifiuti. Alcuni dipendenti sono entrati nella stanza del sindaco Roberto Simoncini per discutere della situazione, altri sono saliti sul tetto, altri ancora hanno occupato la sala del consiglio comunale.
I lavoratori dell'azienda sono in agitazione gia' dai giorni scorsi. Da quando e' stato vietato all'azienda il trattamento di rifiuti provenienti da La Spezia, cosa che ha comportato l'interruzione dell'attivita' e il conseguente rischio di licenziamento per i 57 dipendenti.

"Sequestrato? Diciamo un 'sequestro' simbolico nel senso che non riesco a uscire dall'ufficio perché impegnato a trovare una soluzione e organizzare il da farsi. La situazione in Comune è tranquilla. Si è liberi di uscire. Si tratta di un'occupazione simbolica", ha detto il sindaco di Aulla Roberto Angelini in merito alla protesta dei lavoratori della Costa Mauro.
Per cercare di sbloccare la situazione oggi e' stato deciso, spiega il primo cittadino, di convocare per domani una riunione fra tutti gli enti interessati, come volevano i lavoratori.

Quella degli operai della ditta Costa è solo l'ultima, in ordine di tempo, di manifestazioni "dall'alto" che in questi mesi hanno visto protagonisti lavoratori di tutta Italia.
I primi furono quattro operai e un funzionario sindacale saliti lo scorso 4 agosto su un carro ponte della Innse di Milano per protestare contro la chiusura dell'azienda. La protesta si concluse nella notte fra l'11 e il 12 agosto con l'accordo per l'acquisto dell'azienda da parte di una cordata di imprenditori guidata dal gruppo Camozzi di Brescia.
L'esempio dei lavoratori lombardi fu presto seguito da altri dipendenti di aziende in crisi.
I primi ad 'imitarli' furono sette guardie giurate dell'istituto di vigilanza Urbe che alla vigilia di Ferragosto si resero protagonisti di una clamorosa protesta salendo sul terzo anello del Colosseo, dove rimasero cinque giorni, per manifestare contro la privatizzazione dell'Ente.

Il 25 agosto dieci operai di una cooperativa che lavora con i Cantieri navali di Pesaro, la Cobrin, salirono su due gru, per poi  discenderne dopo poche ore, dopo le assicurazioni sul pagamento degli stipendi arretrati. Alla fine di agosto fu la volta dei lavoratori lucani della Lasme di Melfi (azienda dell'indotto Fiat) saliti sul tetto della fabbrica.
Il 3 settembre una quindicina di dipendenti della Valle Crati (la societa' di raccolta dei rifiuti nell'area urbana cosentina) erano saliti sul tetto del palazzo della provincia di Cosenza seguiti a metà mese da altri due dipendenti della società che dal tetto del Comune di Cosenza avevano rivendicato il pagamento di tre mensilità arretrate e della quattordicesima e per avere certezze sul loro futuro occupazionale.
Il 10 settembre fu la volta di tre operai della Disco Verde di Zola Predosa, nel bolognese, saliti sul tetto dell'azienda, esasperati da quattro mesi senza stipendio e dall'aver trovato, alla ripresa  dell'attivita' dopo le ferie estive, cancelli chiusi e titolari irrintracciabili.
All'inizio di ottobre, inoltre, alcuni operai dell'azienda calzaturiera Adelchi di Tricase, in provincia di Lecce, sono saliti  sul tetto del Comune per scenderne solo dopo la firma di un accordo nella sede della presidenza della giunta regionale della Puglia a Bari.

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