Messina: l'omelia dell'Arcivescovo La Piana

Calogero La Piana, arcivescovo di Messina
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Leggi il testo dell'intervento del vescovo nel corso della solenne messa per le vittime del nubifragio della città siciliana.

Abbiamo ascoltato in questi  giorni tante parole sull'instabilità idrogeologica del territori, la presenza di numerosi torrenti, la mancata opera di prevenzione, l'assenza di una manutenzione ordinaria e l'abusivismo edilizio. Di certo soffriamo, e non poco, per la carente gestione di un patrimonio unico e prezioso, questo nostro territorio". Sono le parole pronunciate da monsignor Calogero La Piana, arcivescovo di Messina, durante l'Omelia per celebrare i funerali solenni delle vittime di  Messina.
"Un patrimonio, il nostro territorio - ha aggiunto - troppo spesso però sfregiato e deturpato, incredibilmente e insopportabilmente  violentato dal peccato dell'uomo: negligenza e non curanza, interessi  privati ed egoistici, logiche perverse e speculazioni di ogni ordine e grado".

"Il vostro silenzio miei cari fratelli defunti è il grido più eloquente di ciò che tutti noi oggi osiamo sperare, chiedere e gridare ai responsabili della cosa pubblica: restituiteci la serenità, dateci la garanzia di un piano di sicurezza fatto di opere concrete e non di carte o di parole vuote o di circostanze, perchè simili tragedie non debbano più accadere".

"Troppe parole sono state dette. La parola più bella che abbiamo ascoltato - ha aggiunto l'arcivescovo riferendosi a quanti hanno aiutato, nelle prime ore e in seguito le ricerche dei dispersi - è quella pronunciata attraverso gesti concreti ed eroici, parola gridata silenziosamente da numerose forze umane, dal loro faticoso e massacrante lavoro, dalla loro grande generosità e dal loro coraggio e ammirevole impegno. Parola vera e sincera, autentico urlo di un esercito di fratelli e sorelle che ringrazio di vero cuore a nome mio e di tutta la popolazione, l'esercito della solidarietà che ha coinvolto e esistono come già altre volte sperimentato uomini e donne di buona volontà di ogni ceto sociale e di ogni età a portare soccorso e dare aiuto e mostrare il volto bello dell'uomo e della sua incommesurabile dignità e nobiltà".

"Il grido di Gesu' - 'Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato' - è il grido dell'umanità sofferente, è il grido di questa comunità profondamente scossa dal tragico evento dell'alluvione, è il grido della popolazione dell'Abruzzo colpita dal terremoto. E'il grido degli uomini provati in ogni angolo della terra da devastanti inondazioni o calamità naturali".

"Si è parlato di tragedia annunciata - aggiunge - di stato di calamità, di strade sbriciolate impraticabili, di intere famiglie sfollate, di numerosi feriti, di danni economici ingenti e di fondi stanziati, di cordoglio nazionale, di funerali solenni o di Stato". Ma l'arcivescovo, pur ricordando queste circostanze, aggiunge: "si è voluto anche, come avviene sovente in circostanze simili, polemizzare, giudicare e condannare con sufficienza e presunzione. Ciò che, tuttavia, non riusciamo a tollerare è il reiterato tentativo di strumentalizzare per l'ennesima volta il dramma di questa nostra terra e di questa amata gente".

"C'è una carente gestione di un patrimonio unico e prezioso, questo nostro territorio bello e affascinante, ricco di colori, vegetazione ed arte, troppo spesso sfregiato e deturpato, violentato dal peccato dell'uomo, dalla negligenza, da interessi privati ed egoistici, da logiche perverse e speculazioni di ogni ordine e grado".


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