A Sarno, dove la pioggia ti toglie ancora il sonno

Sarno 1998
1' di lettura

Il 5 maggio 1998 un alluvione causò la morte di 160 persone. Undici anni dopo, sostiene Legambiente, si continua a costruire abusivamente e i cittadini rischiano ancora la vita. Anche se il sindaco la vede diversamente

Alluvione a Messina: il racconto per immagini

di Cristina Bassi


Su una cosa a Sarno sono tutti d’accordo, sindaco e cittadini: la paura. La pioggia insistente qui toglie il sonno, dopo che il 5 maggio 1998 un’alluvione causò la morte di 160 persone. Due milioni di metri cubi di fango scesero dalla montagna alla velocità di 60 chilometri orari e investirono i centri abitati di Sarno, Siano, Braciliano e Quindici. A dieci anni dalla tragedia, Legambiente ha fatto un viaggio nella stessa zona per rispondere alla domanda che passa per la testa degli abitanti: ne è nato il dossier E se piovesse come allora?

Undici anni dopo la paura non è passata. Ma il disastro non è bastato a cancellare le cattive abitudini. Nel ’98 a Sarno le case costruite nelle aree a rischio idrogeologico, spesso grazie a condoni e sanatorie, furono le trappole in cui morirono decine di persone. E oggi? "Dopo l’alluvione si è continuato a costruire abusivamente in zone ad alto rischio, ignorando la legge – denuncia il fascicolo di Legambiente, che fa un censimento preciso. A pochi giorni dalla tragedia sono iniziati i lavori di una casa abusiva a qualche metro da Masseria Lanzara, in località Foce. Altre case sono sorte in piena zona rossa, come sotto il Vallone Santa Lucia o nelle località di Perillo, Piscina e Torregatto, dove i terreni in quel momento costavano poco e le case rurali che avevano ottenuto i permessi sono diventate ville".
Per gli interventi di messa in sicurezza sono già stati spesi 800 milioni di euro. "Serviti per i canali e le vasche di contenimento, una colata di cemento di dubbia utilità. Sarebbe costato meno spostare le costruzioni in pericolo e investire sulla manutenzione della montagna e dei corsi d’acqua", contesta Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania.

Di tutt’altro avviso Amilcare Mancusi, sindaco di Sarno. "L’85 per cento dei lavori per la messa in sicurezza è stato completato – spiega –, si tratta di 18 chilometri di canali e di 11 vasche di contenimento di cui tre grandi quanto un campo di calcio. Queste soluzioni hanno dimostrato di funzionare negli ultimi inverni, quando è piovuto più che nel ’98. La situazione è sotto controllo e il rischio è stato mitigato. Mancano però ancora 24 alloggi per gli sfollati e il presidio geologico che la Regione aveva presso di noi è stato soppresso nell’aprile 2008". Il primo cittadino ammette altri problemi: "La manutenzione delle vasche e dei canali è assente da due anni, per questo mi sono rivolto all’Arcadis, l’Agenzia regionale per la difesa del suolo, ma non ho ottenuto nulla. Inoltre ci sono ancora alcune case in zona rossa".

Nella Frazione di Lavorate manca la messa in sicurezza. "I lavori sono fermi da un anno, ci dicono che le risorse sono finite – denuncia Maria Palmigiano, dei Comitati riuniti –. Le piogge del giugno scorso hanno causato molti allagamenti, mi chiedo cosa succederà se pioverà ancora. E che utilità hanno vasche a canali ormai pieni di rifiuti ed erbacce? Il rischio per la vita dei cittadini è alto e nessuno della Regione viene a vedere in che situazione siamo. Si occuperanno di noi solo se si ripeterà una tragedia".

Nocera Inferiore si trova a ridosso della montagna di fronte a quella di Sarno. Stesso rischio idrogeologico, stesso passato di frane e morti, nel 2005 ci furono quattro vittime. Ma nessun riflettore, seppure momentaneo, pochissime risorse. E un versante instabile mai messo in sicurezza. "La nostra è considerata una frana di serie B – accusa Luca Pucci, assessore all’Ambiente a Nocera –, i lavori sono fermi per colpa di una cattiva gestione delle risorse stanziate con l’iniziale stato di emergenza. Non sono arrivati i fondi al comune né i risarcimenti alle famiglie colpite. Da due mesi appena c’è una piccola parte dei soldi necessari, stiamo comunque progettando interventi a basso impatto ambientale, meno invasivi e meno costosi di quelli di Sarno. Per ora i 5 mila abitanti della valle guardano con forte preoccupazione alla montagna minacciosa, ci auguriamo che quest’inverno non accada nulla di grave".

Guarda la fotogallery L'Italia delle emergenze

Leggi anche:
L'Italia del rischio: perché aver paura dell'acqua

Leggi tutto
Prossimo articolo