Rave, le email a SKY.it: "Non siamo tutti tossici"

19-20 settembre 2009, Cornaredo (Milano). Alcuni ragazzi giocano con il copertone di una ruota trovato all'interno del capannone dove è in corso il rave. Foto: Agenzia Massimo Sestini
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Dopo la pubblicazione dell'inchiesta sul Diskonnected Free Party di Cornaredo sono tanti gli utenti che ci hanno scritto per difendere il "movimento". Ecco la lettera di un dj

Non siamo tutti tossici. Lo gridano a gran voce i raver che, all’indomani della pubblicazione dell’inchiesta sul rave di Cornaredo, vogliono difendere il movimento e prendere le distanze dagli spacciatori che, assicurano, non c’entrano niente con chi organizza i free party.
Sono stati numerosi i messaggi di minacce e gli insulti arrivati via Facebook e MySpace per la nostra inchiesta, ma abbiamo ricevuto anche mail in cui ragazzi e ragazze scendono in campo per dire che loro nell'immagine della "fabbrica dello sballo" non si riconoscono anche se non smentiscono il nostro reportage. Ecco la lettera di un dj che ci ha chiesto di rimanere anonimo.

Chi organizza un rave è un artista musicale e non uno spacciatore. L’uso di sostanze stupefacenti non è un problema delle feste illegali ma la piaga sociale dei nostri tempi. Nei free party non c’è più droga di quanta non ne giri sia nelle discoteche sia nei palazzi dei burattinai che governano il nostro Paese.
Il rave viene organizzato per protesta contro il sistema. E’ aperto a tutti indipendentemente dal vestito indossato o dallo stile di vita che si sceglie. Perché ognuno è fabbro di se stesso.
Dovrebbe far riflettere che un rave raduna migliaia di persone che non pagano per ballare, a cui nessuno dice che non hanno il mocassino o la maglietta adatta. A queste persone evidentemente non piace quello che la nostra società propone.
Fin dal primo party al quale ho partecipato ciò che mi ha colpito è stata la sensazione di poter essere me stesso. Se voglio dormire per terra, se voglio andare in giro con una scarpa diversa dall’altra, esempio banale, perché non lo posso fare?
Ecco, durante un free party sei libero di essere e di fare ciò che vuoi.
Quanto alla questione droga, è un problema anche all’interno del movimento. Molte volte chi organizza non fa neanche uso di queste sostanze anche perché bisogna essere lucidi per montare e smontare le cose che voi di SKY.it avete visto e fotografato, tra l’altro tutto autoprodotte e autofinanziate.
Purtroppo, però, con internet vengono a sapere dell’evento anche persone interessate a vendere droghe e gente che con i raver non ha niente a che fare. Vengono ai party per sballarsi e a volte, ahimé, muoiono.
Il problema dell’uso di sostanze stupefacenti sarebbe facilmente risolvibile o per lo meno controllabile, rendendo legali questi eventi (come tra l’altro avviene già in altri paesi europei). Insomma quello che voglio dire e che non tutti abbiamo in mano quei cd che si vedono nelle foto (
su cui si preparano le strisce da sniffare, ndr).
Siamo ragazzi che trovano piacere nell’incontrarsi, nel ridere, anche nell’ubriacarsi insieme, nel sentire la musica che molti giudicano rumore assordante ma che a noi piace. Anche a costo di prenderci denunce per occupazione e danneggiamenti anche se poi mi spiegheranno quali danneggiamenti visto che i capannoni usati sono diroccati e in disuso da tempo. Molte foto di abbracci e sorrisi dimostrano che c’è anche chi va ai rave e non si droga.
Io non mi riconosco nella fabbrica dello sballo”.

L’inchiesta sul rave di Cornaredo ha acceso anche il dibattito nei forum, soprattutto alla luce delle denunce scattate nei confronti di 125 persone. Numerosi i post in cui gli utenti si preoccupano di essere riconosciuti dalle immagini che abbiamo pubblicato, sottovalutando le decine di video che i raver stessi pubblicano su YouTube e in cui, a differenza delle nostre immagini, i volti sono assolutamente riconoscibili. La sorpresa per il fatto che un giornalista abbia potuto partecipare a un rave è tale che molti si chiedono come ci sia stato possibile scattare le foto. C'è addirittura chi ipotizza che qualcuno dei raver “le abbia vendute a SKY”. Tutti sperano che sui rave scenda presto il silenzio.
Ma basta essere su internet per seguire e raccontare quel mondo che pensa di essere meno visibile solo perché non usa i media tradizionali.

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