Rave, l'Arma: a Cornaredo niente blitz, troppo rischioso

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A una settimana dal Diskonnected free party sono stati denunciati 125 partecipanti. Il comandante dei carabinieri spiega: "Abbiamo scoperto il rave quando era già iniziato, ma abbiamo monitorato la situazione con telecamere e posti di blocco"

di Chiara Ribichini

“Ci hanno avvisato alcuni passanti che avevano visto numerose automobili, intorno alle 2 di notte di domenica 20 settembre. Abbiamo attivato il dispositivo di osservazione che è rimasto in funzione fino alle 22 di domenica sera, ben 24 ore dopo l'inizio del rave, quando l’ultima macchina ha lasciato il capannone”. Così il comandante della compagnia dei carabinieri di Rho Luca Necci racconta l’operazione che ha portato alla denuncia di 125 partecipanti al rave di Cornaredo, quello in cui siamo entrati anche noi di SKY.it per raccontare con i testi e le foto cosa è accaduto in quella notte di “sballo”.
Le persone segnalate sono “per lo più giovani tra i 20 e i 25 anni. Studenti, operai, impiegati, disoccupati. Ma c’è anche qualche nostalgico 40enne. Qualcuno aveva già dei precedenti". Che cosa rischiano? "Dovranno rispondere a vario titolo dei reati di danneggiamento, invasione di terreni e edifici, furto e disturbo del riposo delle persone”.

Per quel che riguarda lo spaccio di droga, spiega il comandante Necci, “è necessario invece un ulteriore approfondimento investigativo. Parliamo di persone più guardinghe che hanno raggiunto e lasciato il sito non con normali autovetture, ma coprendosi anche nella fuga”. Ma sottolinea: “Non necessariamente lo spaccio però è legato agli organizzatori del rave”. Insomma assegnare le responsabilità per i vari reati commessi in una notte come quella non sarà semplice.

Al Diskonnected Free Party (questo il nome della festa illegale del 19 settembre) hanno partecipato circa 800 persone che si sono ritrovate poco dopo la mezzanotte in un capannone in disuso da anni dell’azienda Icoma. L’evento, segnalato da settimane su MySpace, si è svolto in un luogo comunicato agli stessi partecipanti all’ultimo minuto, intorno alla 23.
“Purtroppo il rave è iniziato senza che noi ne fossimo preventivamente a conoscenza. A quel punto all’interno del sito c’erano già centinaia di persone motivo per il quale un blitz non garantiva i toni e i parametri di sicurezza” racconta il capitano Necci. “Per questo abbiamo optato per una sorta di indagine a distanza”. Riprese video e fotografie per documentare i volti dei presenti, “integrati poi da un dispositivo di posti di controllo che li intercettava sulle arterie di deflusso e identificava materialmente gli occupanti dei veicoli". I carabinieri dicono di essere stati una presenza discreta ma niente affatto blanda: c'erano una decina di macchine dell'Arma ma molti agenti erano in borghese. Il sito era monitorato in maniera molto attenta”.

A Cornaredo, qualche anno fa, c’era già stato un rave. “Tutta la zona dell’hinterland milanese si presta particolarmente a questi eventi, soprattutto al confine con le province di Como e di Varese perché ci sono molte aree abbandonate, vaste aziende in disuso. Parliamo di decine di migliaia di fabbriche, un monitoraggio preventivo è difficile”.

Ma il monitoraggio preventivo si svolge soprattutto su Internet. “La rete ormai è diventata un elemento imprescindibile, non solo per i rave. Cerchiamo di verificare e analizzare i siti per carpire informazioni di interesse. Il tam tam non viene catalizzato però da un solo sito. Può partire da un singolo utente di Facebook che poi con gli opportuni canali sa chi deve avvertire”. Quanto alle decine di video delle feste illegali che gli stessi raver pubblicano su YouTube il comandante dice: “Non entro nel merito. Di certo - conclude sibillino - un investigatore cerca di avvalersi di tutti gli strumenti disponibili”.

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