L'omelia dei funerali dei caduti di Kabul

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Dopo la lettura del Vangelo mons. Vincenzo Pelvi, Ordinario Militare, ha tenuto una sentita riflessione sul significato del sacrificio dei 6 parà

Dopo la lettura del Vangelo, incentrata sulla conversione dell'apostolo Matteo, di cui oggi la Chiesa celebra la festa liturgica, mons. Vincenzo Pelvi, Ordinario militare, ha tenuto una significativa omelia, in cui, secondo lo stile dell'orazione funebre, ha principalmente ricordato le virtù dei sei parà caduti a Kabul. Dopo averli singolarmente chiamati per nome, il presule si è loro rivolto dicendo: "La tua vita a servizio della pace é motivo di consolazione e di gioia per il nostro paese che vive un grande dolore per la tua tragica scomparsa". Ha quindi esaltato il contributo del mondo militare “alla cultura della solidarietà, che trova il suo ultimo fondamento nell'unità del genere umano”. In particolare l’arcivescovo castrense ha rilevato che “le missioni di pace ci stanno aiutando a valutare da protagonisti il fenomeno della globalizzazione, da non intendere solo come processo socio-economico, ma criterio etico di razionalità, comunione e condivisione tra popoli e persone”. Ne insorge, dunque, “l'esigenza di una concreta e rinnovata attenzione a quella responsabilità di proteggere, un principio divenuto ragione delle missioni di pace. Se uno stato non é in grado di proteggere la propria popolazione da violazioni gravi e continue dei diritti umani, come pure dalle conseguenze delle crisi umanitarie, la comunità internazionale è chiamata a intervenire, esplorando ogni possibile via diplomatica e prestando attenzione e incoraggiamento anche ai più flebili segni di democrazia o di desiderio di riconciliazione". Nella chiusa mons. Pelvi ha invocato l’intercessione della Vergine Maria a conforto dei familiari.

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