Terremoto in Abruzzo: "Dove passeremo l'inverno?"

Terremoto in Abruzzo, Onna
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Tre comitati cittadini dei luoghi colpiti dal sisma del 6 aprile scrivono una lettera a Napolitano: le tendopoli vengono smantellate ma "la verità è che noi restiamo senza casa". VAI ALLO SPECIALE

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“Che farebbe se a cinque mesi dal terremoto non sapesse dove trovare una sistemazione per la sua famiglia, una scuola per i suoi figli, un lavoro che ha perso? Se non avesse la minima idea di come e quando potrà riparare la sua casa, ammesso che ne abbia ancora una?”. La domanda è rivolta a Giorgio Napolitano. A porla sono tre comitati cittadini dell’Abruzzo, che dopo il sisma del 6 aprile chiedono una cosa sola. Una casa.

Dopo la visita del capo dello Stato a l’Aquila e il concerto diretto dal maestro Muti sui luoghi del terremoto, i cittadini hanno deciso di scrivere una lettera a Napolitano per denunciare la loro situazione: a cinque mesi dalla tragedia che ha colpito le terre dell’Abruzzo non sanno dove passeranno l’inverno.

Non c’è rabbia nelle loro parole. Non si tratta di un attacco alle istituzioni, anche perché, come si legge nella lettera “nelle istituzioni crediamo molto, anche perché ne abbiamo molto bisogno”. La loro è una lucida analisi della situazione dell’attuale stato delle cose.

Se gli abitanti di Onna, uno dei paesi simbolo della tragedia, “dopo i troppi lutti e la sofferenza di cinque mesi di tenda, potranno avere un tetto nel piccolo villaggio di case di legno che sorge accanto al paese distrutto”, per gli altri si prospetta un’altra realtà.

E’ infatti iniziato lo smantellamento delle tendopoli, ma le case danneggiate non sono state riparate e le nuove abitazioni antisismiche previste dal piano C.A.S.E, “circa 5.000 abitazioni per circa 15.000 persone, che vi avrebbero abitato il tempo necessario a ricostruire la propria casa”, non bastano ad offrire una sistemazione a tutti.

“Per cui le persone dalle tende vengono trasportate in caserma o in albergo - la destinazione viene comunicata poco prima in modo da ridurre il rischio di rimostranze. Gli alberghi dell'aquilano sono pieni e quindi decine di migliaia di persone dovranno essere piazzate in altri territori e province. Chi ha la fortuna di avere ancora lavoro a L'Aquila o ha un figlio da mandare a scuola, potrà viaggiare con mezzi propri o autobus navetta, questi – pare – messi a disposizione dalle istituzioni. Gli altri staranno lì in attesa degli eventi”. Questa “è la storia di una devastazione annunciata – scrivono - Perché non si è saputo e non si è voluto dare priorità alla ricostruzione ma alla costruzione del nuovo”.

La speranza – scrivono i comitati cittadini - è nel poter riallacciare i fili spezzati con le persone e i luoghi. E' poter restare insieme e restare lì. Vicino alla tua casa rotta, o mezza rotta, smozzicata, scoperchiata, ma che è la tua casa. La speranza è di ricostruire la casa, la scuola, le strade e le piazze e di ritrovarsi insieme”.

Fotogallery e testi a cura di: Filippo Maria Battaglia, Pamela Foti, Chiara Ribichini e Massimo Vallorani.
Immagini a cura di: Agenzia Massimo Sestini

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