Bertolaso: L'Aquila è il più grande cantiere d'Italia

Catelnuovo, un borgo devastato dal sisma. Foto: Agenzia Fotografica Massimo Sestini
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Ottomila operai al lavoro per dare alloggio a 18 mila sfollati. Iniziato lo smantellamento delle tendopoli chi non potrà tornare nella propria abitazione sarà ospitato nei residence e nella caserma di Coppito. Ma i comitati cittadini protestano

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"A quelli che dicono che l’Aquila è ferma rispondo oggi che l’Aquila è il più grande cantiere d’Italia, dove si rispettano tutte le norme di sicurezza”. Queste le parole del Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso.

“Il cantiere più grande d’Italia” si compone di 50 imprese nelle quali lavorano circa 8mila operai. L’obiettivo è ridare una casa ai 18mila aquilani rimasti senza abitazione dopo la scossa di magnitudo 5,8 della scala Richter (pari all’ottavo-nono grado Mercalli) che il 6 aprile ha fatto tremare l’Abruzzo. Un danno la cui stima ammonterebbe a 10,2 miliardi di euro.

Stando ai dati della Protezione Civile aggiornati al 1° settembre le persone assistite sono 42.238 di cui 16.320 nelle tendopoli, e 25.918 ospitate nella costa abruzzese, nella provincia di Ascoli Piceno, in Lazio, Umbria e Molise, di cui 16.351 in alberghi e 9.567 in case private.

“Entro il 6 settembre chi ha una casa dichiarata agibile dovrà lasciare le tendopoli” ha dichiarato Bertolaso. E già il 2 settembre è iniziato il graduale smantellamento del campo di piazza d’Armi che si concluderà a fine mese. Oggi ospita 1.500 persone.

Secondo il “rapporto attività di sopralluogo del 27 luglio” della Protezione Civile, il 52,4% degli edifici è agibile; il 13,2 % temporaneamente inagibile; il 2,8% parzialmente inagibile; lo 0,9% temporaneamente inagibile; il 25,6% inagibile; il 5% inagibile per rischio esterno.


Inoltre, in base ai dati aggiornati al 20 agosto, gli edifici culturali ancora inagibili sono 766, pari al 52,3%.

Le persone che non possono rientrare nelle proprie case, spiega Bertolaso, andranno “nelle nuove abitazioni antisismiche, il resto lo metteremo negli alberghi, nei residence e anche negli alloggi della Guardia di Finanza (la caserma di Coppito, ndr) che hanno ospitato i grandi della terra” in occasione del G8, e che può accogliere tra 600-700 nuclei familiari, 1500-1800 persone.
Una soluzione questa che non piace a tutti. "Dopo mesi di tenda – dichiarano i comitati civici sorti dopo il terremoto in Abruzzo - vogliono 'deportare' la maggior parte degli aquilani fuori provincia. Dopo mesi di promesse - scrivono ancora i comitati manifestanti – la ricostruzione delle nostre case è ancora ferma dal 6 aprile, lo si sapeva da tempo, ma nulla è stato fatto per evitarlo".

I progetti in corso per dare un alloggio alla popolazione di sfollati sono il progetto C.A.S.E., per i cittadini de L’Aquila la cui abitazione è stata distrutta o resa completamente inagibile, e il Piano M.A.P (Moduli Abitativi Provvisori) destinato agli sfollati dei 56 Comuni attorno a l’Aquila.

Il progetto C.A.S.E., che sorge su 19 aree, prevede la costruzione di edifici “antisismici e progettati con i più avanzati criteri di sostenibilità”. Le abitazioni per le prime 3.000 persone dovrebbero essere pronte a settembre, le altre, secondo quanto riferito dalla protezione Civile saranno concluse entro la fine dell’anno.

Si tratta di 164 costruzioni, per un totale di circa 4.000-4.500 appartamenti in grado di accogliere 15mila sfollati; rimarrebbero fuori i nuclei familiari costituiti da una e due persone, mentre sarebbero coperti quelli a tre, quattro e cinque. Un quadro reso ancora più difficile dal fatto che molte case a danno lieve e quindi agibili, non sono state riattivate e che la ricostruzione delle abitazioni catalogate temporaneamente inagibili non decolla.

E in questi giorni è allo studio la possibilità di ampliare il progetto. In ballo ci sono altri 500 appartamenti, in larga maggioranza bilocali, per sopperire alla carenza evidenziata dal censimento della famiglie con case inagibili, per un investimento complessivo di circa 40mila euro.
Una eventualità questa messa in un primo momento in discussione dal sindaco de l’Aquila Massimo Cialente che aveva chiesto case mobili e quindi di più veloce realizzazione per tamponare l'emergenza scattata per l'insufficienza di case in rapporto al numero di richieste da parte degli sfollati.

Il Progetto MAP (Moduli Abitativi Provvisori) è invece destinato alle persone con casa distrutta o inagibile nei 56 comuni attorno a L’Aquila. Si parla di 2300 moduli abitativi: i primi 1.300 saranno completati per la fine di settembre. I restanti arriveranno entro la fine dell’anno.

Fotogallery e testi a cura di: Filippo Maria Battaglia, Pamela Foti, Chiara Ribichini e Massimo Vallorani.
Immagini a cura di: Agenzia Massimo Sestini

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