Influenza A, il vaccino sarà davvero efficace?

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Ritmi serrati e una corsa contro il tempo che non può fallire. Intervista a Eric Althoff, portavoce della casa farmaceutica Novartis impegnata nella produzione dell'antidoto contro il virus H1N1

di Pamela Foti

Il vaccino pandemico contro il virus da influenza A (H1N1) è quasi pronto. Nei laboratori di ricerca delle aziende farmaceutiche si lavora senza sosta per consegnare i risultati dei test sull’“arma” contro la pandemia. La loro è una corsa contro il tempo.

Il dubbio è che la produzione lampo possa andare a discapito della sicurezza.
"Sulla sicurezza del vaccino non si scende a compromessi" ha dichiarato Keiji Fukuda, il vicedirettore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità.
Ma su questo aspetto garantisce una delle grandi aziende impegnate nella sfida, Novartis.
Erik Althoff, capo della comunicazione internazionale della casa farmaceutica svizzera, ci spiega che l’iter per arrivare alla produzione di un vaccino segue elevati standard di sicurezza e “un preciso ciclo biologico, che non permette di accelerare i tempi”. Da fine maggio, da quando è arrivato l’incarico dell’Oms, i laboratori del colosso farmaceutico lavorano a ritmi serrati per la produzione dell’antigene, ovvero la sostanza in grado di proteggere dal virus. “E circa 10 giorni fa sono iniziati i primi test sull’uomo. Il ciclo si compone di due iniezioni che avvengono a distanza di tre/quattro settimane l’una dall’altra”. Verso metà settembre “i risultati saranno consegnati all’Oms dalla quale dipende l’approvazione”.

Eric Althoff, però, ammette che “la produzione di antigene (coltivato in uova di gallina, ndr), è più bassa delle aspettative”.

Questo significa che il vaccino potrebbe subire ritardi o essere meno sicuro?
“Preferisco guardare la situazione da un altro punto di vista. Il nostro obiettivo - risponde il responsabile della comunicazione di Novartis – è ottenere i risultati migliori e per questo il lavoro nei nostri laboratori continua incessantemente. E si continuerà a lavorare”. Inoltre, “l’adiuvante MF59 –caratteristica brevettata da Novartis e messa a punto nei laboratori dell’azienda in Toscana, a Siena, ndr – garantisce un’ottima risposta immunitaria e ha anche un ruolo di mantenimento che consente di avere effetti anche nel caso in cui il virus cambi, come dimostrato dal professor Rino Rappuoli, direttore scientifico della Novartis Vaccines, nel caso dell’influenza aviaria”.

“I primi risultati saranno disponibili a metà settembre – spiega Althoff – Si procederà poi con la comunicazione dei dati all’Oms cui spetta l’approvazione del vaccino”. Per quanto riguarda, invece, le fasce di età cui dare la precedenza per la somministrazione dell’antidoto antipandemico, la decisione è di competenza dei singoli governi.

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