Se l’Influenza A diventa un business

1' di lettura

Per le case farmaceutiche l'affare si aggira attorno ai 10 miliardi di euro. Ecco come pensa di far fronte a questo investimento l'Italia, che prevede una spesa di 400 milioni di euro per l'acquisto dei vaccini

di Pamela Foti

Influenza A. Oltre 1.000 morti in tutto il mondo. Un contagio che potrebbe coinvolgere più di 2 miliardi di persone. Una pandemia che guadagna terreno in fretta.
E fa schizzare in alto il business.
La febbre suina, o influenza A, o virus H1N1 che dir si voglia, per le case farmaceutiche è un affare da 10 miliardi di euro. Perché studiano il vaccino o producono l’antivirale che ne ferma l’avanzata.

La svizzera Novartis, la britannica GlaxoSmithKline, la francese Sanofi Aventis e la statunitense Baxter sono i giganti del settore che dialogheranno con i governi nelle trattative sull’acquisto del vaccino antipandemico e che ne produrranno oltre l’80%. Il restante 20% arriverà da altre aziende, tra le quali alcune cinesi e australiane.
Grazie all’antivirale Tamiflu, la casa farmaceutica Roche è già stata premiata dai mercati finanziari, che sull'impennata di domanda del farmaco che agisce contro il virus H1N1 registra un +3% dopo aver annunciato utile netto del semestre in calo del 29%.
GlaxoSmithKiline (GSK), produttrice di Relenza, l'altro medicinale impiegato contro l'influenza A, prevede invece di fabbricare scorte di antivirale e vaccino contro il virus A/H1N1 per il valore di 3 miliardi di sterline, pari a 3,4 miliardi di euro.

Chi paga?

In Italia “verranno acquistate 48 milioni di dosi di vaccino dalla fine di novembre a gennaio 2010 – ha dichiarato il ministro Sacconi – secondo la programmazione di produzione delle ditte farmaceutiche con le quali il nostro paese ha stipulato contratti di prelazione dal 2005”.
La vaccinazione riguarderà il 40% della popolazione, con una spesa che si aggira attorno a 400 milioni di euro. 400 milioni di euro che andrebbero identificati nell’ambito dei capitoli di spesa per la Sanità del Documento di programmazione economico finanziaria (Dpef), come dichiarato da Antonio Tomassini
Ma, di fatto, da dove saranno recuperati questi soldi?

Il fondo ad hoc per far fronte alla spesa potrebbe essere alimentato con una quota dei risparmi ottenuta dall’applicazione dei tetti di spesa farmaceutica per il servizio sanitario nazionale. In altre parole, significa far passare alcuni medicinali dalla categoria A (gratuita) a quelle B o C (a pagamento e a carico del cittadino).
Il decreto anticrisi approvato dal Consiglio dei ministri infatti prevede per la spesa farmaceutica territoriale un taglio di 800 milioni di euro l’anno a partire dal 2010. (D.L. 1 luglio, 2009, n.78 - Art 22 settore sanitario).

Insomma, se da una parte viene ridotto il budget disponibile per i medicinali gratis per i cittadini, dall’altra viene stanziato un fondo per acquistare il vaccino antipandemico dalle industrie farmaceutiche. Abbiamo chiesto commenti al Ministero delle Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ma tra ferie e impegni istituzionali non ci è stato risposto.
Posto che il vaccino per l’Influenza A è stato ordinato anche da molti Governi di altri Paesi e che la pandemia ha suscitato la grande preoccupazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in Italia su questo aspetto della politica sanitaria pesa il velo di un conflitto di interessi in casa Sacconi. A rivelarlo è stata l’autorevole rivista scientifica Nature, nel numero del mese di agosto 2008, poi ripreso dal quotidiano l’Unità, e dall’ex direttore di Libero Vittorio Feltri. In un editoriale del 30 gennaio scorso il neodirettore de Il Giornale si chiedeva: “Berlusconi sa che lavoro fa la moglie del ministro Sacconi”? Già, perché il ministro della Salute è sposato con Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria, la confindustria del farmaco a cui sono iscritte più di 200 aziende del settore. Approdata su Facebook, la questione è stata anche oggetto di un’interrogazione parlamentare. Nessuna risposta.

I casi reali in Italia
In Italia i casi di influenza del nuovo virus sono oltre un migliaio.
Non è opportuno allarmarsi, ha raccomandato lo stesso ministro del Welfare Maurizio Sacconi: “vale la regola banale ma sempre buona del non sopravvalutare né sottovalutare". Dichiarazione condivisa dal responsabile delle ricerche dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), Giovanni Rezza, che ci spiega che “il virus H1N1 ha la stessa aggressività di un normale virus influenzale. Non è letale e non è più aggressivo di altri virus”.
E aggiunge che i numeri di questa pandemia sono gli stessi dell’influenza stagionale. La differenza sta nel fatto che colpisce prevalentemente i giovani. Questo succede perché “almeno un anziano su tre, nell’arco della sua vita è entrato in contatto in maniera inconsapevole con ceppi simili del virus e di conseguenza ne ha sviluppato gli anticorpi. I giovani, invece, non hanno alcuna difesa immunitaria rispetto a questo virus”.

In Italia, secondo quanto comunicato dal Ministero delle Politiche Sociali, della Salute e del Lavoro, sarà vaccinato circa il 40% della popolazione. “Non ci saranno mai abbastanza dosi per vaccinare il 100% della popolazione in tempi utili” ci dice Rezza. Ma, spiega, non serve, perché vaccinare un terzo della popolazione ha lo stesso effetto: “Il 30-40%, infatti, è un dato che la terminologia scientifica indica come ‘immunità di gregge’. In altre parole, il virus trovando persone immuni non riesce più a circolare e arresta la sua corsa”.
Secondo quanto annunciato dal Ministero, nella somministrazione del vaccino la precedenza sarà data a persone ad altro rischio, con particolari patologie, e agli operatori ospedalieri.
Categorie cui è riservata una particolare attenzione sono inoltre le donne in stato di gravidanza e i bambini in età scolastica che se anche “non corrono il rischio di malattia grave, hanno un più alto rischio di infezione”.
Il vaccino pandemico non è ancora pronto. Ora occorre aspettare la commercializzazione che arriverà probabilmente in autunno. Periodo dell’anno che coincide col manifestarsi della classica influenza stagionale.

E se si rientra nelle categorie per le quali è consigliata sia la vaccinazione per l’influenza A sia quella per le influenze in generale?
“Il vaccino pandemico non esclude la somministrazione del vaccino antinfluenzale – spiega il responsabile delle Ricerche dell’ISS – Uno non esclude l’altro e non annulla gli effetti dell’altro”.

Leggi anche:
Influenza A, il vaccino sarà davvero efficace?
Influenza A: antivirali tra business e bugie


GUARDA LA FOTOGALLERY

Leggi tutto