Campania, dal mare di rifiuti all'emergenza mare inquinato

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In strada e in rete i bagnanti lanciano l'SOS per l'inquinamento delle acque e per "le bolle sulla pelle". Arpac: colpa delle condizioni climatiche. Legambiente: crisi ampliata dai problemi dei depuratori. E la questione arriva in Parlamento

di Chiara Ribichini

“Vado due giorni in Calabria, almeno lì il bagno posso farlo senza paura che mi escano le bolle”.
Una giornata bollente di luglio, intercity Napoli Reggio Calabria. Francesca, 22 anni, si lamenta perché il suo mare, quello che bagna il golfo del capoluogo partenopeo, quest’anno è inquinato. “Ci sono vermi, resti organici (lei lo dice con parole diverse, ndr). Io ho paura anche solo di toccare l’acqua. Anche a Ischia e Capri non ci si può bagnare, è tutta schiuma marrone”.
Come lei molti altri. Bastano pochi click su Facebook per farsi un’idea della percezione comune dei campani. “Non bastava la monnezza, ora abbiamo anche il mare inquinato” è lo slogan del gruppo omonimo.
“Cuma, Varcaturo, Torregaveta, Bacoli, Monte di Procida, Capomiseno, Posillipo… tutto mare inquinato, tutta Napoli sta morendo” denuncia il gruppo Mare Inquinato Napoli.
Parole che sembrano trovar conferma nelle decine di video pubblicati su YouTube, che mostrano rifiuti che navigano a vista nelle acque del mare, e nelle foto pubblicate nei blog.

In strada ma anche in rete la gente denuncia dunque una situazione di emergenza iniziata a metà giugno quando i lavoratori di Hydrogest, gestore del depuratore di Cuma, hanno bloccato per due giorni l’impianto per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi, lasciando sversare direttamente in mare i liquami provenienti da Napoli e dall’entroterra a Nord.
“La vicenda del depuratore di Cuma è una crisi acuta innestata su una crisi cronica” spiega il responsabile scientifico di Legambiente Campania Giancarlo Chiavazzo. “Sul malfunzionamento del depuratore di Cuma faranno chiarezza le indagini della Procura di Napoli. Ciò che noi possiamo dire, alla luce anche dei rilievi effettuati il 28 luglio (quando Goletta verde ha fatto tappa a Napoli assegnando la bandiera nera al Golfo), è che si è fortemente aggravata una situazione che era già critica. Il tratto di costa interessato dal depuratore di Cuma non è balneabile da diverso tempo. Il documento che Legambiente ha redatto tre anni fa sulla mancata depurazione è, ahimé, ancora valido”.

I numeri parlano chiaro. “La Campania ha il 17% di costa non balneabile. La media nazionale si attesta intorno al 3%. Un dato che può essere considerato la cartina di tornasole dello stato della depurazione. Le acque più inquinate sono quelle della provincia di Caserta con il 66%, contro il 17% di Napoli e il 7% di Salerno. Le 9 foci di fiumi analizzate sono tutte gravemente inquinate”, afferma Chiavazzo. Non solo. Circa il 14% delle 1819 infrazioni accertate nell’ultimo anno nel BelPaese per scarichi illegali e cattiva depurazione sono state registrate in Campania (Mare Monstrum 2009).
Una buona notizia c'è: le bolle sulla pelle dalle quali uscirebbero i vermi, di cui parlano molti bagnanti, sono invece “solo una leggenda metropolitana", assicura Legambiente. "Certo è però che dove l’acqua non è balneabile c’è un rischio sanitario. E bisogna fare molta attenzione perché spesso la bandiera rossa che indica il divieto di balneazione non viene esposta”.

Per l’Arpac (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Campania) la situazione è in parte imputabile alle condizioni climatiche. “Dai rilevamenti fatti abbiamo evidenziato una forte stagnazione delle acque superficiali - spiega l’ingegnere Alfonso De Nardo, direttore del dipartimento provinciale di Napoli dell’Arpac - La bassa concentrazione di sale, le alte temperature e l’assenza di venti sono tutti fattori che peggiorano la qualità dell’acqua che assume così un colore scuro. Abbiamo segnalazioni di acqua torbida anche in zone dove il mare è sempre stato cristallino come Ischia, Capri, Policastro, Punta Campanella. Certo anche la pressione antropica influisce su tutto questo. Gli scarichi, il malfunzionamento dei depuratori ha inevitabilmente conseguenze negative”. Dalle analisi dell’Arpac, in ogni caso, emerge che “i tratti di costa non balneabile non differiscono da quelli dello scorso anno. Gli effetti dell’impianto di Cuma, fortunatamente, non hanno avuto grandi conseguenze né nel tempo né nello spazio”. Va sottolineato inoltre, conclude l'ingegnere De Nardo, che "è in atto un grande intervento della Regione Campania per l'adeguamento di tutti i depuratori".

Che si tratti di una reale emergenza o meno, certo è che le acque quest’anno sono più nere. E il problema è stato sollevato anche in Parlamento. La scorsa settimana in un Question Time alla Camera è stata presentata una denuncia di cui è primo firmatario il deputato Idv Antonio Palagiano, insieme con il presidente di Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e Massimo Donadi e Aniello Formisano, in cui si parla di “una nuova e gravissima emergenza che sembra prefigurare un nuovo e annunciato disastro ambientale”, mentre la senatrice Diana De Feo (Pdl), ha presentato una interrogazione nella quale propone l’apertura di un’inchiesta parlamentare sul caso “mare sporco” in Campania.

MARE INQUINATO A POZZUOLI, IL VIDEO




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