Anoressia: un film per vincere il "mostro" con le immagini

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Ragazzi in coda a La Rinascente di Milano per l'ultimo casting di "Maledimiele", un lungometraggio di Marco Pozzi. Il regista: "Mi sono finto malato nei siti pro ana per toccare con mano la malattia"

di Chiara Ribichini

“Magrezza è sinonimo di bellezza. E’ risaputo. E’ la società che ci ha trasmesso questi modelli. Ed è inevitabile che tutte noi ragazze oggi sogniamo il fisico delle veline”. Eleonora ha quasi 20 anni e risponde così a chi le chiede che rapporto abbia con il suo corpo. Sta partecipando a Milano all’ultimo casting per il film Maledimiele all’interno de La Rinascente, cuore del consumo. E’ lì per caso. Mentre faceva shopping è stata incuriosita dal movimento delle persone intorno ad alcuni divanetti, si è avvicinata e ha deciso di fare il provino. Ignara, forse, del fatto che non si stanno cercando né aspiranti veline né modelle, ma 3 ragazzi e 3 ragazze per un film che racconterà la storia di una giovane, vittima dell’anoressia.
Un lungometraggio, realizzato con il patrocinio di 3 Ministeri (della Salute, delle Politiche agricole alimentari e forestali e della Gioventù) dove il corpo sarà, paradossalmente, in secondo piano.

“Non è un film voyeuristico, con la macchina da presa che indaga sul corpo umano. Non ci interessa. Il nostro intento è di raccontare i meccanismi mentali che scattano nel momento in cui si è colpiti da questa malattia” spiega il regista Marco Pozzi, che vanta un lungo curriculum speso in ambito cinematografico (a partire dal 1992 quando ha fatto parte del gruppo “Ipotesi cinema” coordinato e diretto da Ermanno Olmi) e che dal 2002 è docente presso il corso di Laurea Specialistica in Cinema e Televisione dell’Università IULM di Milano. E aggiunge: “Per questo io e la sceneggiatrice Paola Rota abbiamo fatto un lungo lavoro di preparazione. Per un anno e mezzo abbiamo frequentato i centri più importanti per la cura dei disturbi alimentari. Abbiamo visto da vicino come lavorano medici e terapeuti. Abbiamo assistito dal vivo a sedute di terapia familiare”.

Ma il lavoro di preparazione è passato anche per la rete. “ Ci siamo finti malati di anoressia e abbiamo frequentato i siti pro ana. E’ lì che tocchi con mano la dispercezione del corpo che si impossessa di chi si ammala”. Pagine web che fanno paura anche a chi ha sofferto di anoressia ed è riuscita ad uscirne.
Come Claudia, 20 anni, che è corsa a fare il provino non appena ha saputo il tema che il film avrebbe trattato. “Mi capita spesso di finire nei siti pro ana. Ancora oggi mi spaventano. Le ragazze che scrivono lì sono delle invasate. Postano foto di modelle scheletriche e prendono quei corpi come mete da raggiungere. Si sentono soddisfatte per essere riuscite a pranzare con una tisana senza zucchero. Io oggi so che è sbagliato, ora mangio tutto, ma nelle giuste quantità”. Claudia ricorda i suoi momenti bui, sottolinea più volte di esserne uscita. Eppure nelle sue parole e nel suo atteggiamento a tratti torna “il mostro”. “Io so dove finisce il rigore e dove inizia il fanatismo”. Per lei è quello il limite che le permette di “gestire” il cibo e stare lontano dalla malattia.
La pelle chiara, le lentiggini, gli occhi verdi, Claudia ostenta una grande forza e sicurezza. Ma le sua guance non nascondono l’imbarazzo e spesso arrossiscono. E ripete più volte: “Essere magri ed essere sani non è che sia così inarrivabile, io so farlo”.

“Io sono forte, io sono bella, io sto bene così”. E’ questa la convinzione che si insinua lentamente nella mente di una ragazza anoressica e che le dà la percezione di essere onnipotente, di poter controllare ogni cosa, come si spiega su maledimiele.it, sito nato per effettuare i casting (i ragazzi devono registrarsi, lasciare i proprio dati e le loro foto) e dove è possibile trovare ogni informazione sul film.
Una convinzione alla quale corrisponde una visione distorta del proprio corpo. L’immagine che una vittima dell’anoressia vede riflessa nello specchio è infatti molto lontana dalla realtà. “La malattia è l’elaborazione di un immaginario” osserva il regista Marco Pozzi. Per questo l’immagine sarà la chiave del film attraverso il quale passerà la narrazione, “perché l’anoressia si combatte con le immagini”.
E’ proprio per rincorrere una figura ideale che si inizia a rifiutare il cibo. “Ho un amico che ha fatto il modello per tanti anni. Ma per essere magro ha iniziato a digiunare finché la situazione non gli è sfuggita di mano. Oggi lavora come operaio alla Fiat” racconta Angelo, quasi 20 anni, subito dopo aver fatto il provino. “Gli stilisti devono rifiutarsi di far sfilare modelle troppo magre, è da lì che deve partire la lotta all’anoressia” interviene Claudia. Non a caso il film Maledimiele sarà girato a Milano, “la città che elabora il modello culturale” dice il regista Marco Pozzi. Ma tra gli attori che ne faranno parte non ci saranno persone che hanno sofferto in prima persona di questa malattia. “Non posso prenderli, non posso metterli di fronte ai loro fantasmi”.

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