Terremoto in Abruzzo: quando a parlare sono i soccorritori

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Il racconto dei volontari della Protezione Civile giunti nell'Abruzzo sconvolto dal sisma. Storia di un dramma vissuto e raccontato nei tanti blog in rete. Come quello del Gruppo Volontari di Protezione Civile Occhiobello

di Massimo Vallorani

Sono tantissime le associazioni di volontariato legate alla Protezione Civile che sono intervenute e che si trovano ancora in Abruzzo per prestare aiuti alle persone coinvolte nel terremoto che ha devastato l'Aquila e i piccoli centri attorno al capoluogo abruzzese. E' il loro lavoro, insieme alle loro testimonianze a restituirci in pieno la drammaticità del sisma. Come nel blog del Gruppo Volontari di Protezione Civile Occhiobello, il racconto e la cronaca del terremoto si intreccia con le difficoltà reali vissute dai soccorritori. Per tutte le parole di uno dei volontari, Davide Diegoli: “Vediamo la disperazione della gente, la terra continua a tremare sotto i nostri piedi". E ancora: "Qui sembra che non vuole smettere, è incredibile, sembra di essere sul "tagadà" la terra ti trema sotto i piedi la senti crepare proprio sotto di te, vedi oggetti pesanti spostarsi da soli come se fossero di carta". Ci dice anche che “durante il viaggio, mentre sorpassavano la città di Paganica, il panorama era terrificante, tutte le case "vecchie" ammucchiate a terra, mentre quelle più nuove un po’ meno. Le chiese erano distrutte, come se qualcuno le avesse portato su in alto e li avesse lasciati cadere”.

Stesse sensazioni nelle parole del presidente dell'Aeop Tarquinia Alessandro Sacripanti, anche lui tra i volontari accorsi tra i primi in Abruzzo: “E' una cosa indescrivibile e la sensazione che si prova in quel momento è di smarrimento e di impotenza. La terra salta poi trema, ed infine per alcuni secondi ti sembra andare da destra a sinistra, come se ti sbattessero dentro un frullatore… e quando si ferma stai male, ti gira la testa, e ti rimane dentro. Per ben 12 volte abbiamo vissuto questa esperienza, di cui 5 scosse molto forti con danni alle strutture e quando siamo partiti alla volta di casa la terra tremava ancora". E ancora: "La gente è disperata, qualcuno ha perso anche più di una persona cara. Le macerie delle abitazioni sono in ogni dove al centro del piccolo paesino. Abbiamo accompagnato con i pompieri alcune famiglia a recuperare qualche oggetto in casa e a dare da mangiare anche a cagnolini rimasti ancora in giro senza padrone… anche loro sono degli sfollati".

Le parole di altri due volontari, questa volta toscani, ci parlano della paura che il terremoto e le continue scosse provocano nelle persone. In un' intervista rilasciata al quotidiano online gonews.it Paolo Ribecchini, coordinatore della Protezione Civile della Misericordia di Empoli e Andrea Lavecchia, della Pubblica Assistenza di Fucecchio e coordinatore Anpas a livello regionale, raccontano le due diverse angolazioni di chi si trova a dover portare aiuto in un sisma e la percezione del disagio patito dalla popolazione colpita. Le loro parole sono alquanto esaustive. "Tutte le operazioni giornaliere, da quelle più delicate come le medicazioni negli ospedali da campo, agli spostamenti degli anziani o dei disabili, sono rallentate o rese più complicate dalle scosse che mettono paura alla gente. Le persone non sono tranquille" E ancora: "A ogni movimento crescono i ricoveri per malore. Qui c’è gente che è al limite dell’esaurimento. Hanno paura. Nel nostro campo ieri si sono registrati 8 malori per questo motivo. La gente ha la paura stampata nel volto”. E poi un'ultima considerazioni sui tanti bambini che vivono da sfollati nelle tendopoli: "Ce ne sono tanti, di tutte le età. Di solito, anche in situazioni di disagio come queste i bambini giocano, socializzano. Invece non ho mai visto un bimbo scherzare, camminano a testa in giù. Impauriti e scioccati”

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