Terremoto, dopo i funerali non dimentichiamoli

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In migliaia a L'Aquila per l'ultimo saluto. Familiari, politici, e operatori del soccorso che in questi giorni hanno scavato tra le macerie. Berlusconi: non abbandoneremo l'Abruzzo

In migliaia ai funerali solenni delle vittime. Duecento feretri, di cui una decina bianchi come la neve che ancora si intravede dall'Aquila sulla catena montuosa del Gran Sasso.
In una giornata in cui la terra non ha smesso di tremare per scosse che hanno ancora una volta spostato il loro epicentro.

Nel piazzale della caserma Coppito della Guardia di Finanza, trasformata per l'occcasione in santuario a cielo aperto, dodici file di familiari straziati, che non hanno più figli, che non hanno più genitori, che non hanno più il compagno. Dietro a loro una folla immensa, racchiusa nell'ultima vera piazza dell'Aquila rimasta sicura.
A lato di tanto strazio, c'è la silenziosa rappresentanza di uomini delle istituzioni italiane. In prima fila  le massime cariche dello Stato: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quello del Senato Renato Schifani, quello della Camera Gianfranco Fini, e il premier Silvio Berlusconi visibilmente commosso.

Davanti all'altare 205 bare, disposte in cinquanta file di quattro. Cinque piccole bare bianche sono state sistemate sopra i feretri dei genitori.

"Non vi dimenticheremo", ha promesso il premier sulle bare. E nessuno vuole dimenticare queste vittime del terremoto.






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