Terremoto, Ines: 98enne salva per la terza volta nella vita

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L'anziana signora racconta la sua storia. Sopravvissuta al sisma che devastò la Marsica nel 1915 e al crollo della sua abitazione nel 1918, è scampata anche alla "grande botta" di lunedì. E lancia un messaggio: "Coraggio!"

"E' dura, mi piange il cuore per tutta questa gente che sta nella tragedia, ma bisogna farsi coraggio e cerco di farne agli altri, io ho lottato tutta la vita, coraggio ragazzi!". Ines D'Alessandro, 98 anni, è scampata a 3 tragedie: il terremoto che devastò la Marsica nel 1915, il crollo della sua vecchia abitazione nel 1918 e il sisma che due giorni fa ha devastato L’Aquila e i comuni limitrofi. Una vita segnata da tanti drammi, quella di Ines, compreso il fatto di restare vedova a 30 anni, durante la seconda guerra mondiale, e crescere tre figli. Uno di questi, Enzo Lombardi, ex senatore e consigliere comunale all'Aquila, ieri ha portato la mamma da L’Aquila a Sulmona a casa di una sorella, dopo l'ennesimo choc che la donna aveva subito nell'abitazione squassata dal terremoto di lunedì notte.

Con serenità assoluta e senza tremiti nella voce, Ines racconta all'ANSA la sua storia. Nel 1915 aveva appena quattro anni e il suo paese, Castel di Ieri, come tanti dell'Abruzzo fu raso al suolo dal terremoto. Ma la sua casa in quella occasione restò in piedi. E anzi, i verificatori dissero che era agibile seppure piena di crepe. "Ma tre anni dopo, nell'ottobre del '18, mentre mio papà era in guerra - racconta la donna - una notte mia madre sentì degli scricchiolii. Pensò che ci fosse un topo nella camera dove dormivano le mie sorelle di 6 e 7 anni, Giselda e Rachele, e una donna di casa, Domenica. Accese una candela, allora non c'era la luce elettrica in casa, ma non fece in tempo ad entrare nella camera che la casa crollò. Le mie sorelle e la donna morirono insieme ad altre tre persone al piano di sotto. Io venni portata fuori a braccia, ricordo la salvezza rappresentata dalla fioca luce della lampada della guardia municipale che ci soccorse...".

Oggi Ines sta affrontando una nuova odissea. "Speriamo - dice con una punta di tristezza - che questa volta non lascino la gente tanto tempo nelle tende o nelle baracche...". Dopo il terremoto del 1915 era restata nelle baracche per 5 anni. La fine della dura esperienza venne favorita dalla regina Elena, alla quale la madre di Ines aveva scritto per ottenere il diritto ad avere una casa. "Fu la regina a scrivere alla prefettura dopo aver ricevuto la lettera di mamma - racconta - e così il nostro diritto fu fatto valere". Lunedì notte l'ultimo faccia a faccia con le scosse che hanno segnato la sua vita e con la paura. "Ero in camera quando ho sentito la gran botta - spiega – E’caduto un vecchio armadio, di quelli con lo specchio sulle ante, ed è finito proprio ai piedi del letto. Mi ha fatto saltare per aria! E poi i calcinacci che cadevano...Certo ho avuto paura. Ma non sono rimasta ferita e poi siamo usciti in strada. Subito mi è tornato alla mente il crollo di quando ero bambina. Mi è venuto da piangere". E conclude: "Adesso bisogna farsi coraggio. E soprattutto farne a tutta questa gente che sta in mezzo ai guai. Sono le tristezze della vita. Ma bisogna lottare".

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