Garlasco, per Stasi un processo sprint (con lo sconto)

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Il giovane accusato dell'omicidio di Chiara Poggi sarà giudicato con il rito abbreviato. Una scelta che lo accomuna a molti altri imputati: Luca Delfino, Ruggero Jucker, Anna Maria Franzoni. Tempi ridotti e pene spesso dimezzate che fanno discutere

di Chiara Ribichini

“Chiedo di essere processato con rito abbreviato”. Con queste parole Alberto Stasi, unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, si è rivolto oggi al giudice dell’udienza preliminare Stefano Vitelli, che ha accolto la richiesta e fissato la prima udienza del processo al prossimo 9 aprile. Una frase secca che ha spiazzato tutti. I legali del giovane, accusato di aver ucciso la fidanzata il 13 agosto del 2006, avevano sempre dichiarato infatti di non temere il dibattimento pubblico. La decisione di ricorrere al rito abbreviato è “un atto di forza per dimostrare velocemente l’innocenza di Alberto”, ha spiegato oggi l’avvocato difensore Giuseppe Colli. Una scelta destinata a suscitare polemiche, come è giù accaduto in passato.
Il giudizio abbreviato, che si può celebrare solo su richiesta dell’imputato, è infatti un rito speciale che dà diritto alla riduzione di un terzo della pena (l’ergastolo viene sostituito con i 30 anni di reclusione). La sentenza viene emessa dal gup che utilizza gli atti contenuti nel fascicolo delle indagini. Sono previsti inoltre limiti alla possibilità di ricorrere in appello.

Essere giudicati con rito abbreviato vuol dire, in altre parole, evitare sicuramente l’ergastolo. Va sottolineato, però, che i cosiddetti “riti alternativi” permettono di agevolare notevolmente la procedura processuale, snellendo i tempi della giustizia, spesso troppo lunghi. Basta pensare che il processo di Cogne, con rito abbreviato, è durato sei anni. Tempi ridotti ai quali spesso corrispondono pene dimezzate. E una giustizia che non sempre soddisfa le parti lese.
Due mesi fa, grazie allo sconto di pena previsto dal rito abbreviato, Luca Delfino, il 32enne genovese che nell’agosto del 2007 ha ucciso per strada a Sanremo con 40 coltellate l’ex fidanzata Maria Antonietta Multari, è stato condannato dal tribunale di Sanremo a 16 anni e 8 mesi di carcere, più altri 5 di ricovero in una struttura psichiatrica (i giudici hanno accolto la tesi dell’accusa, che aveva chiesto l’ergastolo, riconoscendo la semi infermità mentale). Alla lettura della sentenza la mamma della vittima ha affermato: “Me l’avete ammazzata due volte”. Il padre, in lacrime, ha commentato: “Siamo in un Paese dove la giustizia non esiste”.

Nel novembre scorso i tre minorenni accusati di aver violentato e ucciso Lorena Cultraro, la quattordicenne di Niscemi scomparsa il 30 aprile del 2008 e poi ritrovata morta il 13 maggio in una cisterna, sono stati condannati dal gup di Catania a vent’anni di reclusione con rito abbreviato. “Vent’anni di carcere per quei mostri per me non sono niente, perché mia figlia non me la ridà nessuno”, ha urlato il papà di Lorenza dopo la lettura.

Anche Anna Maria Franzoni è stata processata con giudizio abbreviato per l’uccisione del piccolo Samuele. La sentenza di primo grado a 30 anni di reclusione è stata trasformata dalla Corte d’Appello di Torino, non senza polemiche, a 16 anni per il rito abbreviato e le attenuanti generiche.

Ma la vicenda giudiziaria che ha suscitato forse più di tutte forti polemiche negli ultimi anni è stata quella di Ruggero Jucker, il 42enne ristoratore figlio di una nota famiglia dell’imprenditoria lombarda che nel luglio del 2002 uccise con più di 40 coltellate la fidanzata 26enne Alenya Bortolotto. Grazie al rito abbreviato Jucker è stato condannato in appello a 16 anni (anziché 24). Con l’indulto gli anni di prigione sono scesi a 13, senza considerare che ogni anno di carcere il detenuto guadagna uno sconto di 3 mesi. “Io credo e spero solo nella giustizia divina” ha affermato la mamma della ragazza in un’intervista a Repubblica. Subito dopo la sentenza d’appello, i riti alternativi furono messi sotto accusa. Si pensò persino ad una riforma, che non trovò mai realizzazione.

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