Anoressia: ragazze unite in rete per vincere "la belva"

Foto dal blog di Maria Sole
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E' la prima causa di morte tra le adolescenti ma nei blog le vittime di questa malattia si incoraggiano per trovare la forza di guarire. "Siamo passate attraverso il fuoco e il fuoco indurisce ciò che non riesce a distruggere"

di Chiara Ribichini

“L’anoressia è una prigione che non ha odore, che non ha sbarre, che non ha mura: una prigione per la mente. Certo, è una cosa da cui sono passata e niente potrà cancellarla. Ma la porterò nel doppio fondo dell’anima per sempre, come una contrabbandiera dell’orrore”. Veggie ha scelto di vivere. Ha vinto la sua battaglia contro l’anoressia che, insieme con la bulimia, in Italia è la prima causa di morte per malattia tra le ragazze tra i 12 e i 25 anni, come ha reso noto recentemente la Sisdca (Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare). I disturbi del comportamento alimentare, che colpiscono circa 150-200 mila donne, “sono patologie gravi, in continuo aumento e con elevato indice di mortalità” ha sottolineato Roberto Ostuzzi, presidente della Sisdca.
Oggi Veggie racconta la sua esperienza sul suo blog Anoressia: after dark “con la speranza che questo possa fare una differenza anche solo per una persona”. Come lei molte altre. Internet non è infatti solo il luogo dove trovano spazio siti che promuovono l’anoressia con consigli ad hoc (i cosiddetti pro-ana), ma anche quello dove ragazze che sono guarite o che si stanno curando hanno voglia di confrontarsi, di incoraggiarsi, di urlare il loro dolore e di riconquistare una vita normale.

“Tra meno di una settimana torno a lavorare, solo un paio di giorni perché gli altri 3 c’è il day hospital. Come farò ad accettare gli sguardi dei colleghi? Come farò a rispondere alle loro insistenti domande? Come potrò nascondermi per passare inosservata?” si chiede NicoleDancer, 30 anni. E confessa: “Il cibo mi fa ancora tanta paura. La fame continua mi terrorizza. Il day hospital (3 volte a settimana con pasti assistiti, colloqui individuali e di gruppo) mi sta aiutando, ma poi, quando sono a casa … i miei soliti pensieri ossessivi non mi mollano. La belva mi molesta, non mi lascia tranquilla”.

Il mostro, come spesso viene definito da chi soffre di anoressia, cancella il desiderio di mangiare. E con questo quello di vivere. “La mia non voglia di cibo coincideva come la mia voglia di scomparire da questo mondo” racconta Cleopa 78. E spiega: “C'è chi crede che l'anoressia nasca dalle modelle. Ma le modelle non c'entrano nulla. Sono un'ex anoressica che si è lasciata morire di fame consapevolmente. Non voleva apparire più bella, voleva soltanto scomparire. Quale metodo migliore che dimagrire fino ad essere invisibile?”.

La vita di una ragazza anoressica ruota tutta intorno a un controllo maniacale non solo delle calorie, ma di ogni cosa. “La vita non doveva avere sapore perché ogni sapore era un’emozione nuova per me ingestibile. Per questo ogni cosa era calcolata e programmata. Se qualcosa scombinava i miei programmi, io andavo letteralmente in panico” racconta Maria Sole che, guarita dopo 14 anni di malattia, ha creato un centro di cura per chi soffre di disturbi alimentari.

Per vincere l’anoressia “oltre alla volontà, alla motivazione, al rendersi conto che si è malati. Oltre agli aiuti da parte di persone competenti. Oltre al sostegno affettivo di (alcuni) amici e parenti è necessario darsi il permesso di guarire” scrive Chiaretta ’74 nel suo blog Briciole di pane. Il primo passo per combattere il mostro è “parlare”, come sostiene Antonio, che ha 15 anni di malattia alle spalle. Sì perché l’anoressia non colpisce solo le donne. Secondo i dati dell'Aba (Associazione per la ricerca sull’anoressia, la bulimia e i disturbi alimentari) oggi in Italia gli uomini che soffrono di tale patologia sono 670 mila sui 3 milioni complessivi di malati. Un numero che si è triplicato dall’inizio del Duemila . “Ora riesco a controllarmi mangiando di tutto un po’ e concedendomi ogni tanto qualche sfizio senza sentirmi in colpa, perché ho imparato ad accettarmi, ed è stata questa la mia più grande vittoria”, scrive Antonio nel suo blog Il peso della vita.

E, dalle tante voci di speranza che si trovano in rete, è nato anche un video, una sorta di spot contro l’anoressia, realizzato da ragazze che ce l’hanno fatta. “Siamo passate attraverso il fuoco e il fuoco indurisce ciò che non riesce a distruggere…”.

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