Suicida il gioielliere che nel 2003 uccise i ladri

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Massimo Mastrolorenzi, 64 anni, nel 2003 uccise due rapinatori. Il 20 febbraio scorso le accuse per lui erano cambiate, aggravandosi: da eccesso di legittima difesa a duplice omicidio volontario

Si è suicidato Massimo Mastrolorenzi, il gioielliere che il 9 maggio del 2003 uccise a colpi di pistola nel suo negozio di Testaccio a Roma, Giampaolo Giampaoli e Roberto Marai, nel corso di una rapina.
Sul balcone dell'appartamento dove si è suicidato il gioielliere romano i vigili del fuoco hanno trovato la convivente dell'uomo ferita. La donna ai pompieri ha detto di essere stata picchiata con un bastone. Le ferite e le frattute riportate dalla donna, secondo i sanitari del 118, sono compatibili con un pestaggio.
Una volta dentro i vigili hanno trovato il corpo di Mastrolorenzi privo di vita: si era impiccato.

Il gioielliere, 64 anni, era accusato di duplice omicidio volontario, ipotesi che doveva essere ancora vagliata dal giudice dell'udienza preliminare.

Il pm di Roma Erminio Amelio, una settimana fa, aveva infatti, deciso di contestare a Mastrolorenzi il reato più grave, invece che l'eccesso colposo di legittima difesa, seguendo le indicazioni del giudice del tribunale, Roberto Ranalli, che il 5 gennaio scorso aveva deciso di restituire le carte alla procura.

Per l'ipotesi più lieve il pm Amelio, alla fine della sua requisitoria, aveva già sollecitato la condanna di Mastrolorenzi a otto anni di reclusione, senza concessione delle attenuanti generiche.

Il procedimento per l'uccisione dei due rapinatori ha avuto un iter complesso: Mastrolorenzi, prima di essere rinviato a giudizio per eccesso di legittima difesa il 20 ottobre del 2006, era stato prosciolto, l'11 marzo del 2005, dal gup Giorgio Maria Rossi che aveva ritenuto che l'imputato avesse agito per legittima difesa.
La sentenza era stata annullata successivamente dalla quarta Corte d'appello per vizi di forma e il procedimento era tornato, quindi, al vaglio del giudice di primo grado.
Il gioielliere, che non ha mai passato un giorno in carcere, era anche stato coinvolto in una seconda vicenda giudiziaria conclusa con una condanna a otto mesi di reclusione e 400 euro di multa per porto e detenzione di armi: i carabinieri lo bloccarono in evidente stato confusionale mentre girava per il quartiere Testaccio a bordo di uno scooter portandosi appresso tre pistole regolarmente denunciate.

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