Guidonia, lo stupro, l'immigrazione: qualcosa è cambiato

Guidonia, 21 febbraio 2009. Manifestazione contro ogni forma di violenza
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A un mese dall'aggressione alla giovane coppia raid contro romeni ma anche più polizia, sportelli rosa e cortei pacifici contro la violenza: così si presenta oggi la città. Anche se secondo qualcuno tanta attenzione poteva e doveva arrivare prima

di Chiara Ribichini

“Casual army (lett. esercito casuale): si salvi chi può”. E’ la scritta che compare su un muro lungo la ferrovia che collega Guidonia a Roma. E’ passato poco più di un mese dall’aggressione alla giovane coppia in via della Selciatella. I quattro romeni che hanno stuprato a turno la ragazza e picchiato il suo fidanzato sono in carcere. Ma nel comune di oltre 100 mila abitanti alle porte della capitale (che, dopo Roma, ha il più alto numero di residenti stranieri secondo l'ultimo rapporto dell'Osservatorio Romano sulle Migrazioni) c'è ancora chi ha voglia di farsi giustizia.
“Io lavoro con i romeni, molti di loro sono brave persone, ma se dovessi reagire di impulso farei quello che hanno già fatto alcuni e che continuano a fare: li picchierei tutti” confessa Alessandro, 21 anni, un operaio che incontriamo su via Roma, la strada principale del paese. Ed è proprio tra i più giovani che si è acuito un sentimento di intolleranza nei confronti dei molti immigrati che ormai da anni fanno parte della loro vita, a scuola, per strada e nei locali. Ma tra i ragazzi di Guidonia c’è anche chi si oppone fortemente ai raid razzisti. Come coloro che il 21 febbraio hanno sfilato in modo pacifico per le vie della città per dire basta ad ogni forma di violenza. “La prima reazione è stata dettata dalla rabbia. Oggi, a mente fredda, la gente ha voglia di reagire in un modo diverso” afferma Andrea Galasso, portavoce del comitato promotore Guidonia Montecelio Marcia Mondiale per la pace e per la non violenza. E assicura: “Guidonia non è razzista, altrimenti qui non potrebbero viverci tanti romeni”. 

Tutti si stringono intorno ai due fidanzati, che qui molti conoscono. “Quella ragazza ha una forza incredibile. Due giorni dopo lo stupro è uscita con gli amici per le vie della città, senza timore delle domande della gente. Lei ha dimostrato a tutti che non ha paura” osserva Emanuele, 30 anni, proprietario di un negozio di abbigliamento.
Ancora oggi, però, c’è chi si chiede se quanto accaduto poteva essere evitato. “Un anno fa mi ero appartato con la mia ragazza in via della Selciatella – racconta Matteo, 30 anni – Qualcuno ha provato ad aprire la porta posteriore della macchina. Per fortuna ci eravamo chiusi dentro. Ci siamo presi uno spavento enorme e il giorno seguente siamo andati dai carabinieri. Abbiamo raccontato l’accaduto, ci hanno detto che non era la prima segnalazione che ricevevano. Ci hanno spiegato che in quelle campagne lavorano i romeni che spesso dormono lì. La notte ne approfittano per arrotondare lo stipendio. Ci hanno mostrato una mappa dove erano evidenziate le zone pericolose del comune. Ma ci hanno anche detto che non potevano far niente perché non era accaduto niente, né un furto né altro”. Secondo la polizia, però, su via della Selciatella non c'erano state segnalazioni tali da mettere sotto stretta osservazione la zona.

Sta di fatto che dal giorno dell’aggressione alla giovane coppia, la notte tra il 22 e il 23 gennaio, a Guidonia qualcosa è cambiato. I cittadini si sentono più sicuri. “C’è più polizia in giro” osservano Damiano e Davide, due ragazzi di 18 anni. Potrebbero partire presto anche le ronde, che però non convincono tutti. “Le ronde non servono, serve una maggiore operatività delle forze dell’ordine, ma serve soprattutto una pena certa e più dura. L’unica cosa che distingue i criminali dalla brava gente è la giusta arma” dichiara Alessandro, 33 anni. E nel giro di un mese le associazioni che operano sul territorio come sportelli rosa sono diventate da una a tre . “Abbiamo aperto dieci giorni fa una sede a Colle Fiorito. Abbiamo già registrato 9 casi, tutti di violenze avvenute nelle mura domestiche, di italiani contro italiani” afferma Antonetti Mirella, presidente di Arnica Onlus.

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