Guidonia, "Io ho paura": la storia di un ragazzino. Romeno

Via della Selciatella, Guidonia (Roma)
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Parla un 18enne che vive e lavora nel comune alle porte di Roma dove poco più di un mese fa una giovane coppia è stata aggredita da 4 suoi connazionali. Alla difficoltà di integrazione si aggiunge oggi il timore di raid razzisti da parte degli italiani

di Chiara Ribichini

“Ho paura di uscire, ho paura di guardare una ragazza italiana o anche solo di chiedere a un mio coetaneo che ore sono. Cammino a testa bassa”. Gabriel (il nome è di fantasia) è un ragazzo romeno. Ha 18 anni e vive a Guidonia (Roma) da quando ne aveva 12. Ha seguito la mamma che lavorava in Italia. Dal 22 gennaio, giorno in cui una coppia di fidanzati è stata aggredita da 4 romeni, la sua vita non è più la stessa. Gli occhi puntati addosso, le battutine alle spalle sempre più frequenti, il timore di essere picchiato. “Quando esco devo stare attento. Cerco di non farmi notare e di cogliere ogni segnale di pericolo. Un ragazzo romeno che vive nel mio palazzo è stato preso a sprangate poco dopo lo stupro ed è finito in ospedale. Ho rischiato anche io qualche giorno fa: sono entrato in un negozio per acquistare una ricarica telefonica. All’interno c’era un gruppo di italiani. Hanno iniziato a parlare tra loro e a guardarmi, ho capito che stava per mettersi male. Per fortuna, sono entrati i miei amici italiani ”.

Occhi azzurri, capelli castani, sul viso un po’ di acne adolescenziale, Gabriel è cresciuto a Guidonia e ha molti amici italiani. “Più che amici sono conoscenti. Sì certo, giochiamo a calcetto e se io segno mi abbracciano, ma non esco con loro, non mi hanno mai invitato”. Oggi è un pasticciere e lavora con un regolare contratto. “Si sveglia ogni mattina alle 4:30. Alle 5 è già al lavoro. Quanti ragazzi italiani della sua età lo farebbero? Loro hanno la paghetta di mamma e papà” afferma la proprietaria del laboratorio. E aggiunge: “Per me è come un figlio. Viene spesso a casa a vedere le partite. E’ stato il primo a condannare quello che è successo. Oggi, però, ha paura di dire che è romeno”.

Gabriel parla dei negozi gestiti da immigrati che hanno chiuso. “Come quello in via Colle Ferro. Vendeva prodotti alimentari provenienti dalla Romania. Poi, dopo la bomba carta alla macelleria di via Toscana (Villaba) pochi giorni dopo lo stupro di gruppo, sono arrivati i camion. E così, un sabato mattina, al posto del negozio è rimasto il cartello affittasi”. Ma gli episodi di razzismo contro i romeni ci sono sempre stati. “Qualche mese prima dello stupro era stato attaccato un locale gestito dai romeni a Monterotondo”. Ad essere intolleranti non sono però solo gli italiani. “Ho tanti amici romeni che sono molto più razzisti nei confronti degli italiani di quanto lo siano questi ultimi. Si tratta di solito di coloro che sono cresciuti in Romania e poi emigrati”.

Quando ha visto alla tv le immagini dei responsabili dello stupro che uscivano dalla caserma di Guidonia e venivano aggrediti dalla folla, ha avuto paura di conoscere uno dei 4 arrestati. “Noi siamo un gruppo ben integrato, loro per fortuna non ne facevano parte. Due però li avevo già visti”. Lui propone addirittura che gli immigrati che compiono reati abbiano pene più severe degli italiani perché “in questo modo si tiene a bada l’odio razziale degli italiani nei nostri confronti”.

Gabriel parla della Romania, un Paese civile, europeo. E sottolinea più volte: “Non c'entriamo niente con i rom”.  Non tornerebbe però a vivere nella sua terra d’origine, non la conosce. “Ho studiato qui, sui vostri libri, conosco più la cultura italiana che quella romena”. Ma racconta: “Quattro anni fa ero andato a trovare i miei nonni. Appena arrivato ho avvertito una sensazione strana: camminavo per le strade ed ero felice. Non sapevo il perché. Poi ho capito: mi sentivo libero di passeggiare, nessuno mi guardava male. A Guidonia quando vado in giro mi sento come se avessi un handicap”.

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