Abu Omar: l'anniversario che getta un'ombra sulll'era Obama

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Sei anni fa, il 17 febbraio del 2003, l'ex imam di Milano spariva nel nulla. Il sequestro, le torture, il processo, la lettera a Barack Obama: Tiziana Prezzo, giornalista di SKY TG24, ricostruisce l’intricata vicenda del "Figlio di Omar"

di Tiziana Prezzo

“Caro Barack Husseyn Obama, vuoi dimostrare che qualcosa rispetto al passato è cambiato? Comincia a risarcirmi. Firmato: Abu Omar”. La lettera che ha scritto al neopresidente americano Hassan Mustafa Osama Nasr, conosciuto al grande pubblico con l'appellativo di “Figlio di Omar”, non conterrà esattamente queste parole, ma poco ci manca. L'egiziano, capace di far parlare ancora di sé dopo tanto tempo, è uno dei casi più famosi  di “extraordinary renditions”  (“consegne straordinarie”) operate dall'amministrazione Bush negli anni della Guerra al Terrore. Sono passati esattamente sei anni ma la sua storia continua a far discutere, in Italia, negli Stati Uniti e nelle organizzazioni internazionali per la tutela dei diritti umani.

E' il 17 febbraio del 2003, quando l'imam della moschea di via Quaranta a Milano sparisce nel nulla in pieno giorno. Sparisce quando la Procura meneghina sta per emettere nei suoi confronti un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Abu Omar è infatti per gli inquirenti un personaggio molto pericoloso, capace di infiammare con discorsi sovversivi i fedeli che si riuniscono in preghiera. C'è di più: è sospettato di pianificare attentati sul nostro territorio, in particolare contro la scuola americana di Opera, alle porte del capoluogo lombardo.

Gli americani giudicano i tempi della giustizia italiana troppo lenti e decidono di fare a modo loro. Uomini della Cia si mettono d'accordo con 007 italiani e stabiliscono di rapirlo. Il 17 febbraio del 2003 entrano in azione: Abu Omar viene caricato a forza su un camioncino bianco e trasferito alla base militare di Aviano. Dopo una breve sosta a Ramstein, in Germania, raggiunge l'Egitto, dove viene consegnato alle forze di sicurezza che con lui non vanno certo leggero.  Dopo una lunga prigionia, verrà rilasciato e, durante una conversazione telefonica col cognato intercettata dai carabinieri del Ros, denuncerà le torture subite. Il processo che riguarda il suo caso (che ha scosso i vertici dei nostri servizi segreti militari e ha chiamato in causa i massimi esponenti dell'esecutivo) è attualmente ancora in corso a Milano.

Nel frattempo George W. Bush non è più il presidente degli Usa, ma ad abolire il sistema delle “renditions” - che hanno avuto in realtà inizio sotto l'amministrazione Reagan - Barack Obama non ci pensa proprio. Il nuovo capo della Cia Leon Panetta ha però annunciato che le "renditions" straordinarie verranno abolite. Ma dall'entourage di Obama non chiudono definitvamente il capitolo: “Dobbiamo preservare certi strumenti – ha spiegato un funzionario al Washington Post - Sappiamo che le renditions hanno causato controversie in certi ambienti e tempeste politiche in Europa. Ma se condotto con certi parametri è uno stumento accettabile”. Con buona pace di un personaggio controverso come Abu Omar.

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