Monsignor Casale: Lasciamola morire

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L’arcivescovo emerito di Foggia chiede di porre fine al calvario di Eluana, come è stato fatto con Giovanni Paolo II. Una voce fuori dal coro la sua, ma non la sola



"Mi sento vicinissimo a papà Peppino. Quella di Eluana non è più vita, porre termine al suo calvario è un atto di misericordia".
Una voce fuori dal coro, che si leva proprio in questi giorni così delicati per la vita di Eluana Englaro. Una voce che appartiene a Monsignor Casale, arcivescovo emerito di Foggia.
Intervistato dal quotidiano La Stampa afferma con forza che "non è tollerabile accanirsi ancora né proseguire questo stucchevole can can".

Un can can di pareri e dichiarazioni di chi vuole dire la sua sul caso della donna in stato di coma vegetativo irreversibile da 17 anni e per la quale il padre chiede la fine delle cure.
"L'alimentazione artificiale – continua Monsignor Casale – è accanimento terapeutico, se la si interrompe Eluana muore. Rispettiamo le sue ultime volontà e non lasciamo solo un padre che, appena si saranno spenti i riflettori di una parossistica attenzione, sarà in esclusiva compagnia del suo dolore".
E ricorda: "Alla fine anche Giovanni Paolo II ha richiesto di non insistere con interventi terapeutici inutili. Vedo quasi il gusto di accanirsi su una persona chiusa nella sua sofferenza irreversibile. Una vita senza relazioni, alimentata artificialmente non è vita".

L’ex arcivescovo di Foggia, classe 1923, non è nuovo a dichiarazioni che si distaccano dalla comune visione ecclesiale. Nel 2006 ad esempio a proposito dei Pacs affermava: "La difesa della famiglia va fatta in modo positivo: stiamo attenti a non penalizzare alcune unioni di fatto".

Ma monsignor Casale non sembra essere solo.
Altre voci di ministri della Chiesa credono che sia arrivato il momento di lasciare andare Eluana. Come Padre Stabile, parroco della chiesa "S.Giovanni Bosco" di Bagheria.

Il caso di Eluana, dunque, "divide anche i preti". Così titolava il quotidiano Libero qualche mese fa, portando l'esempio di don Fiorenzo Chiasera.
Parroco del Santissimo in Corso Tre Novembre di Treviso, ha affidato al bollettino parrocchiale la sua posizione su quello che è diventato il caso Englaro: "Ad un certo livello di infermità l'accettazione serena della morte è inevitabile".

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