Gravina: non c'è pace per il papà di Ciccio e Tore

Salvatore e Francesco Pappalardi
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Il 5 febbraio nuova udienza per Filippo Pappalardi, scarcerato dopo il ritrovamento in fondo a un pozzo dei corpi dei figli. Al giudice per le indagini preliminari la decisione: archiviare o riaprire questa triste vicenda. La ricostruzione di Piero Ancona

di Piero Ancona

“Se quel bambino non fosse caduto nel pozzo maledetto, a quest’ora sarei ancora in carcere”. Filippo Pappalardi lo ripete spesso, perché a scagionarlo, in realtà, è stato il destino. Le terribili accuse di sequestro di persona, duplice omicidio e occultamento di cadaveri, gli sarebbero rimaste appiccicate addosso per chissà quanto altro tempo ancora, se Michele, un ragazzino di 14 anni, non fosse caduto proprio nel pozzo che per 18 mesi aveva nascosto i cadaveri dei suoi due figli. Francesco e Salvatore, per tutti Ciccio e Tore, precipitati anche loro accidentalmente, forse nel tentativo di aiutarsi l’un l’altro, sicuramente soli, senza nessuno che potesse dare l’allarme, quello che invece ha salvato Michele.
Di quella terribile giornata, tra poco meno di un mese, il 25 di febbraio, ricorrerà il primo anniversario. E per allora, forse, Filippo Pappalardi sarà stato definitivamente riabilitato dalla giustizia italiana, che comunque ha già riconosciuto l’errore. Antonino Lupo, il pubblico ministero che ne volle l’arresto, ha chiesto da mesi l’archiviazione dell’inchiesta. Mossa scontata, del resto, dopo la sentenza della Cassazione che il 20 giugno dello scorso anno annullava l’arresto del papà dei fratellini per mancanza di gravi indizi di colpevolezza. Novanta giorni di carcere e trenta di arresti domiciliari senza prove e movente, un errore che dovrà ora essere risarcito dallo Stato. Ma per la definitiva riabilitazione, Filippo Pappalardi dovrà vedersela, ancora una volta, con l’ex moglie, Rosa Carlucci, che si è opposta all’archiviazione dell’inchiesta. La donna ritiene che quella sera, Ciccio e Tore, stessero fuggendo per evitare l’ennesima punizione del padre. La caduta nel pozzo e la loro morte, quindi, sarebbero la conseguenza di un altro reato, l’abbandono di minori, per il quale Pappalardi rischierebbe fino a 8 anni di carcere. A giorni, il 5 febbraio, se ne riparlerà in tribunale, toccherà poi al gip, chiudere o riaprire questa penosa vicenda.


Guarda le immagini che ripercorrono la vicenda giudiziaria di Filippo Pappalardi: l'arresto, il ritrovamento dei corpi di Ciccio e Tore in fondo ad un pozzo e la scarcerazione

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