Pendolari, arriva il libro nero delle ferrovie

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Il rapporto "Essere pendolari, una scelta difficile", stilato dal Coordinamento dei pendolari e da Federconsumatori è lo spaccato dello stato delle Ferrovie italiane. Intanto dal 1° febbraio scattano le nuove tariffe per i treni interregionali

Cento ore di ritardo: è quanto accumula ogni pendolare in media ogni anno. Una cifra choc che si accompagna ai sistematici problemi che deve affrontare chi tutti i giorni si infila in una stazione dei treni. E' quanto denuncia il rapporto 'Essere pendolari, una scelta difficile', preparato dal Coordinamento dei pendolari e da Federconsumatori. Il volume raccoglie anni di disservizi che, in maniera certosina, sono stati registrati dai pendolari di tutta Italia. Uno spaccato dello stato delle Ferrovie italiane e dei suoi problemi: mancanza di puntualità, di integrazione tra diversi tipi di trasporti pubblici, sovraffollamento nelle carrozze, sporcizia, biglietteria chiuse, tempi di percorrenza allungati, aumento dei prezzi, informazioni carenti, materiale rotabile vetusto, barriere architettoniche per i disabili, poca sicurezza, giungla di tariffe.

Innanzitutto i tempi di percorrenza, che in alcuni casi, sono addirittura più lunghi di 20 anni fa. Per esempio sulla Pisa/Roma/Pisa, nel 1980, il rapido 900 impiegava 3 ore e 13 minuti. Oggi l'InterCity ne impiega 3 e 17. Così come sulla Milano/Torino/Milano, sempre nel 1980, ci voleva tra un'ora e 30 e un'ora e 38, quando oggi gli Ic ci mettono un'ora e 45 minuti. Per non parlare della vetustà accumulata dal materiale. In Liguria, da un'indagine del 2006 della Regione, emerge che l'età media di locomotori e carrozze era di 25 anni con punte di oltre 40. Mentre la giungla di tariffe può arrivare al caso della Bologna-Milano e i suoi possibili 99 biglietti e 66 livelli diversi di prezzo.
Le critiche non risparmiano neanche l'Alta velocità: dall'eccessivo costo per la realizzazione, al diritto di precedenza che penalizza ulteriormente il trasporto regionale, fino al rischio di creare un servizio di serie A, remunerativo, e uno di serie B, lasciato nell'abbandono. E a pagarne le conseguenze sarà la maggioranza dei viaggiatori, visto che solo il 5% usa l'Av, mentre il 90% della domanda complessiva è rappresentata dal trasporto regionale.

Intanto il numero dei pendolari è in costante aumento. Sono circa 14 milioni le persone che si spostano per lavoro e studio in Italia. In particolare a Milano (oltre mezzo milione di spostamenti giornalieri), Roma, Torino e Napoli. Di questi, circa 2 milioni (14,8%) usano il treno, con un aumento del 14,5% tra il 2001 e il 2008, e che potrebbe essere destinato a crescere se oltre il 14% dei pendolari sarebbe disposta a usare il treno se fosse più puntuale.

Come se non bastasse, dal 1° febbraio scattano gli adeguamenti dei biglietti e degli abbonamenti relativi a viaggi su treni regionali con partenza e arrivo da regioni diverse.  Un comunicato delle le Ferrovie dello Stato ricorda che l'adeguamento era stato deliberato nel 2007 in accordo con il coordinamento degli assessori regionali ai Trasporti. L'accordo - affermano le Fs - sanava una grave difformita' di trattamento fra viaggiatori e pendolari che si muovevano entro i confini regionali rispetto a quelli che viaggiano da una regione ad un'altra. Il nuovo calcolo comportava un incremento di prezzo, rispetto al precedente sistema, che fu deciso di scaglionare in 3 anni (2008, 2009 e 2010) per gli abbonamenti e in due (gennaio 2008, febbraio 2009) per i biglietti di corsa semplice'

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