Che fine hanno fatto i bambini di Rignano Flaminio?

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A un anno dalla sentenza che ha scarcerato gli indagati, sul caso di presunti abusi sessuali nella scuola materna alle porte di Roma è piombato il silenzio. Come stanno i piccoli? Le maestre sono tornate a scuola? Risponde Nicola Veschi, inviato di TG24


Scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio, alle porte di Roma. Un paesino tranquillo sconvolto nell’aprile 2006 da un pesante sospetto. Quello di presunti abusi sessuali compiuti da maestre ai danni di una ventina di bambini.
Il caso scoppia sul finire dell’anno scolastico 2005-2006 quando tre genitori presentano le prime denunce.
Il 24 aprile 2007 vengono arrestate le maestre Silvana Malagotti, Patrizia Del Meglio, Assunta Pisani e Marisa Pucci, la bidella Cristina Lunerdi, l’autore televisivo e marito della De Meglio Gianfranco Scancarello e il benzinaio del paese Weramuni Kelun De Silva.
Il 10 maggio 2007 il Tribunale del Riesame ne dispone la scarcerazione. E il 9 ottobre 2007, la Cassazione deposita la sentenza che conferma l'ordinanza di scarcerazione degli indagati per i presunti abusi.
Il caso che per mesi ha occupato le prime pagine di tutti i telegiornali oggi è piombato nel silenzio. La vicenda giudiziaria è conclusa? Che fine hanno fatto i bambini di Rignano Flaminio?
Con l’aiuto di Nicola Veschi, il giornalista di SKY TG24 che ha seguito la vicenda sin dalle prime denunce, cerchiamo di dare una risposta a queste domande.

A che punto è l’inchiesta giudiziaria?

È terminata la lunga fase dedicata all’incidente probatorio durante la quale sono stati ascoltati i bambini che secondo la tesi accusatoria avrebbero subito abusi. Per un anno, a gruppi di quattro alla volta, i bambini hanno incontrato in una struttura protetta uno psicologo che ha cercato di ricostruire  i racconti fatti nell’estate del 2007 ai genitori che poi fecero denuncia. Ogni incontro è stato registrato e poi discusso in aula dopo un’ulteriore dibattito durante il quale gli avvocati degli indagati e delle famiglie hanno tentato di smontare o avvalorare i racconti dei presunti abusi.
È stato un lungo incidente probatorio (credo unico nel suo genere) ma soprattutto è stato un passaggio estremamente delicato dell’intera vicenda. I racconti dei bambini, infatti, sono l’elemento centrale dell’intera vicenda. La fase delle indagini preliminari sta terminando. Entro dicembre è attesa la chiusura e –secondo gli avvocati che rappresentano le famiglie dei 21 bimbi di Rignano- la richiesta di rinvio a giudizio.

Dove sono oggi i bambini?

Alcuni bambini hanno ormai 6 anni e quest’anno frequentano la prima elementare. Nessuno di loro va a scuola a Rignano Flaminio. Già dall’anno scorso i loro genitori avevano preferito trasferirli in un altro istituto comprensivo per evitare di sottoporli ad un ulteriore stress.

Le maestre coinvolte nel caso sono tornate a scuola?

No. Nessuna di loro è tornata nella scuola Olga Rovere. Sono state assegnate ad altre mansioni e trasferite in altri istituti o addirittura hanno lasciato l’ambito scolastico in termini assoluti. Una scelta comprensibile ed opportuna sia per il prosieguo dell’inchiesta che –soprattutto, direi, considerato il clamore suscitato dalla vicenda- per la serenità loro e di chi si sarebbe trovato poi a contatto con loro.

Con quali motivazioni è stata disposta la scarcerazione dei sette indagati, tra cui  quattro maestre?

La scarcerazione venne decisa dal Tribunale del Riesame. La Suprema Corte confermò la decisione del tribunale della Libertà. Con la sua successiva sentenza la Cassazione invitò gli inquirenti che si occupavano del caso a seguire una pista diversa da quella in base alla quale i presunti abusi sarebbero avvenuti in ambito scolastico.
Secondo gli Ermellini i genitori delle piccole vittime dei presunti abusi avrebbero, in qualche modo, esercitato una certa influenza sui bambini. I magistrati di Cassazione parlarono di “pressioni”. Si legge nella sentenza: “È apprezzabile la cautela usata dal Tribunale che non ha espressamente concluso sull’evidenza di un meccanismo di suggestione a catena dei genitori, ma ha rilevato che le loro denunce erano se non sospette, sicuramente particolari perché, prima di avvisare l’autorità, si erano più volte riuniti, confrontandosi a vicenda e scambiandosi informazioni, anche alla presenza dei figli”.

Si può parlare a questo punto di psicosi collettiva?

Secondo alcuni sì, tutta questa storia è frutto di una psicosi collettiva. È una tesi che fonda su diversi elementi. Primo fra tutti quelle riunioni tra i genitori di cui parla anche la Corte di Cassazione nella sua sentenza. Tra i documenti più interessanti agli atti ci sono i disegni fatti da alcuni bambini che i genitori hanno consegnato ai Carabinieri. Ogni foglio riporta una didascalia che spiega il disegno scritta dai genitori. Ecco, secondo chi ritiene che si tratti di un caso di psicosi collettiva, questo è un ulteriore elemento a riprova della tesi.
A mio parere ormai sono stati fatti troppi errori per capire veramente fino a che punto i racconti dei bambini siano genuini, spontanei, e da dove –invece- subiscono l’influenza di un clima circostante estremamente teso che li ha visti allontanare dai loro amici, trasferire in un'altra scuola, incontrare medici sconosciuti, rispondere a domande… Un percorso sicuramente non indolore ma credo necessario per cercar di capire dov’è la verità.

Esistono elementi comuni a tutte le dichiarazioni rese dai bambini?

I bambini parlano di giochi, peluches, figure immaginarie, persone, luoghi. Talvolta questi sembrano riconducibili alle maestre indagate.

Quante denunce di presunti abusi sono state presentate?

Le denunce sono state una ventina. I bambini ammessi all’incidente probatorio sono stati 20 ma non tutti sono stati, poi, ritenuti idonei a “testimoniare” durante le udienze al Tribunale di Tivoli dove i bimbi incontravano in una stanza lo psicologo nominato dal giudice e rispondevano alle domande che tramite un auricolare venivano formulate dalle parti (accusa, difesa, giudice) che assistevano in un’altra stanza collegata con un monitor.

Quanti bambini sono stati chiamati a testimoniare?

Circa la metà di quelli sottoposti all’esame dei tre esperti nominati dal Tribunale di Tivoli per valutarne l’idoneità. Diversi bambini (e non sempre i più piccoli) non sono stati ritenuti in grado di fare un racconto sereno di quei fatti. Anche questo un elemento letto in modo diametralmente opposto da accusa e difesa.

Come si sono svolte le perizie?

Le prime (fatte da un perito nominato dal pubblico ministero) con colloqui individuali che, però, non vennero registrati. Di conseguenza queste perizie vennero contestate dagli avvocati dei sette indagati. Solamente dopo, in sede di incidente probatorio, fu stabilito dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Tivoli di procedere per passaggi graduali. I venti bambini che avrebbero subito abusi sessuali hanno incontrato tre esperti in una struttura protetta.
I loro incontri sono stati registrati. Poi, per quelli ritenuti idonei all’interrogatorio, si è andati a Tivoli dove i bambini tramite uno psicologo sono stati sentiti da giudice, Pm, avvocati che si trovavano in una stanza separata collegata con interfono.

Quando è scoppiato il caso le cronache raccontavano di un paese spaccato in due: chi difendeva le insegnanti e chi le credeva colpevoli. Cos’è rimasto oggi di quella contrapposizione?

Una ferita che si sta rimarginando lentamente. Di sicuro lo spegnersi dei riflettori sul paese ad una trentina di chilometri da Roma ha contribuito a distendere il clima. Sono passati quasi due anni. Gli ultimi “interrogatori” a Tivoli sono passati praticamente inosservati alla stampa nazionale e questo ha permesso alle famiglie di recuperare una normalità che però –mi pare- difficilmente arriverà anche dopo la chiusura dell’inchiesta.
Nei mesi durante i quali ogni giorno sono stato a Rignano Flaminio per raccontare questa storia ho toccato non solo il dolore di quei genitori preoccupati per i loro figli ma anche tanta paura: paura di vivere un incubo; che quei racconti drammatici riportati nell’ordinanza di custodia cautelare che nell’aprile 2007 mandò in carcere 7 persone (quattro maestre, una bidella, un autore televisivo sposato con una delle maestre e un ragazzo cingalese) fossero veri al 100%.

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