Scuola: vent'anni di riforme, vent'anni di proteste

Roma, 30 ottobre 2008. Manifestazione nazione contro la riforma Gelmini
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Gelmini, last but not least. Dalla Falcucci a Fioroni, a ogni ministro la sua riforma (o presunta tale) e la sua bella dose di manifestazioni

di Simona Santoni

Pericolo, alta tensione: chi tocca l'istituzione scolastica rischia la scossa, ovvero un mare di contestazioni. E se oggi il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca Mariastella Gelmini raccoglie ire e "popolarità" da star, basta ripercorrere la storia della scuola degli ultimi vent'anni per vedere che simile sorte è capitata anche ai suoi predecessori, di ogni colore politico, a ogni loro fare...o disfare.

Franca Falcucci è stata ministro della Pubblica Istruzione (così si chiamava il dicastero fino al 2001 e dal 2006 al governo Prodi) per la DC, dal 1982 al 1987. Propose di integrare la figura del maestro unico con insegnanti specialisti, e altro ancora, ma si dovette accontentare del docente prevalente nelle prime due classi di elementare. Anche con lei gli studenti si scatenarono in manifestazioni intonando rime: "Ucci ucci ucci, ci mangiamo la Falcucci".

Cambia il ministero, quello dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, non la sostanza. Per dare una spallata alla polverosa riforma Gentile, il professor Antonio Ruberti (1989-1992, governi Andreotti VI e VII) getta le basi per l'autonomia universitaria e un nuovo ordinamento di studi, introducendo i due livelli di laurea. Pronto il fuoco di sbarramento di colleghi accademici e studenti che parlano di privatizzazione. Vengono occupate decine di scuole e università in tutta Italia: è la "Pantera", il movimento degli studenti che comunica via fax (cosa rivoluzionaria, allora: così come il movimento di oggi viene definito in rapporto a blog e social network). Il ministro, assai poco popolare, viene ribattezzato "Rubertescu".

Nel '93-'94 ministro della Pubblica Istruzione è Rosa Russo Iervolino, allora DC, ora PD e sindaco di Napoli. Già si parlava di tagli, con il decreto "mangia classi", e di personalità giuridica e autonomia finanziaria per le scuole pubbliche. Indimenticabile la censura all'opuscolo anti-Aids di Lupo Alberto, che informava gli alunni delle superiori sull'uso del preservativo. La piazza non risparmiò nulla a Rosetta: "Iervolino ti raccogliamo con il cucchiaino". E in un'uscita pubblica a Venezia, coperta dai fischi di docenti precari, dovette difenderla il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

In meno di un anno di mandato tra il '94 e il '95 non la scampò neanche Francesco D'Onofrio, allora Ccd ora Udc, che abolì gli esami di riparazione introducendo i debiti. La dedica: "Abbiamo un sogno nel cuore, D'Onofrio a San Vittore".

Fino alla riforma "strozzata in culla" di Luigi Berlinguer , prima Pds poi Ds (1996-2000). La sua rivoluzione dell'istituzione scolastica, abrogata dalla Moratti prima che fosse applicata, prevedeva la riforma dei cicli, con valutazioni di merito dei docenti. Il polverone unì destra e sinistra, nonostante il cognome del ministro: "Berlinguer non fare il fico, non sei degno del nome di Enrico".

L'attuale sindaco di Milano, Letizia Moratti , ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca per FI (2005-2006) è storia recente. Come le sue tre "i" (internet, impresa, inglese) e l'ingresso nella scuola primaria a 5 anni e mezzo. Ancora riecheggiano le voci degli studenti delle facoltà di Veterinaria: "Più gatti meno Moratti".

È severità la parola d'ordine di "Tex" Giuseppe Fioroni, PD, in carica fino a maggio 2008. I suoi dictat: tempo pieno nella scuola primaria, obbligo scolastico fino a 16 anni, reintroduzione degli esami di riparazione. La risposta è la solita, nei cortei: "Ministro Fioroni rimandato a settembre".




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