Meredith: i tre presunti killer, le anomalie di un'inchiesta

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In attesa di conoscere la sentenza per Rudy Guede e la decisione sul rinvio a giudizio per Amanda Knox e Raffaele Sollecito, l'inviata di SKY TG24 Pina Esposito ricostruisce un anno di indagini sul delitto di Perugia

Meredith Kercher è stata uccisa nella notte tra il 1 e il 2 novembre del 2007 a Perugia, nella villetta di via Pergola 7, dove viveva insieme ad altre tre studentesse. Tra queste Amanda Knox, accusata l’omicidio insieme a Raffaele Sollecito e Rudy Guede. Martedì 28 ottobre il giudice dell’udienza preliminare emetterà la sentenza nel processo con il rito abbreviato per Rudy e deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio per gli altri due sospettati. Oggi, a quasi un anno di distanza, sono ancora molti però i punti oscuri sulla morte di Meredith. Ne abbiamo parlato con Pina Esposito, inviata di SKY TG24 a Perugia.

Amanda Knox è in carcere dal 6 novembre scorso con l’accusa di concorso in omicidio e violenza sessuale. Quali sono gli elementi contro di lei?


Contro la studentessa americana ci sono una serie di indizi più o meno consistenti, significativi. Il suo Dna sull’impugnatura del coltello, ritenuto l’arma del delitto, è uno degli elementi ritenuti più pesanti, anche perché sulla lama di quel coltello c’è una traccia, labilissima, del codice genetico di Meredith Kercher. La Procura le contesta anche quella che considera una confessione: quando accusò Patrick Lumumba Amanda ammise di essere stata in quella casa la sera del delitto, disse anche “io ero in cucina” (versione poi smentita). A pesare anche alcune frasi dette in Questura mentre aspettava di essere ascoltata: secondo le amiche di Meredith, Amanda sembrava serena quando raccontava di aver visto il cadavere davanti l’armadio, dentro una coperta (particolare questo, impossibile da conoscere, a meno che lei non fosse in quella stanza).

Secondo gli avvocati difensori della giovane statunitense l’assassino di Meredith è un uomo. Su quali punti si basa la loro ricostruzione di ciò che accadde nella villetta di via della Pergola n. 7 nella notte tra il 1 e il 2 novembre dello scorso anno?


I difensori di Amanda non ritengono credibile l’ipotesi accusatoria, e cioè che siano stati in tre ad agire. Ritengono anche, sulla base di quanto ricostruito dal loro perito, il professor Carlo Torre, che Meredith sia morta soffocata, una forte pressione al collo le avrebbe rotto l’osso ioide. Una tale pressione avrebbe potuto esercitarla soltanto un uomo e, per di più, robusto.  

S
ul gancetto del reggiseno di Meredith sono state trovate tracce di Dna riconducibile a Raffaele Sollecito. E’ l’indizio che lo inchioderebbe sulla scena del delitto?

Sì è l’indizio che secondo la Procura lo colloca in quella camera e in quella particolare situazione.

Il gancetto ha però una strana storia: scoperto il 3 novembre sotto il cadavere di Mez è stato repertato il 18 dicembre dopo esser stato trovato accanto alla scrivania. E’ così?

E’ proprio questo uno dei punti su cui si basano le contestazioni della difesa di Raffaele Sollecito. I legali sostengono che il reperto sia stato in qualche modo contaminato. Ipotesi questa respinta però con decisione dall’esperta della Polizia Scientifica, Patrizia Stefanoni, che in sede di udienza preliminare ha spiegato che su una scena del crimine nell’immediatezza si repertano gli elementi a prima vista più importanti, poi si studiano i filmati relativi al delitto girati dalla stessa scientifica, si cominciano ad analizzare i reperti e si torna sulla scena del crimine per recuperare quanto tralasciato in un primo momento, ma poi risultato essenziale.

Secondo i pm quale ruolo avrebbe avuto Rudy Guede nell’omicidio di Meredith?


Rudy era sicuramente in quella casa, considerato che è l’unico dei tre imputati ad aver lasciato tracce incontrovertibili. Secondo la sua versione dei fatti era in bagno quando ha sentito Meredith urlare, è uscito di corsa e quando è arrivato nella stanza ha visto la studentessa inglese, in terra, ferita, perdere sangue. Racconta anche di aver visto un uomo con un coltello in mano e un’altra figura sulla porta di casa, forse Amanda. Secondo l’accusa, invece, Rudy è arrivato nel casolare di via della Pergola insieme con i due ex fidanzati. Erano probabilmente su di giri, probabilmente avevano fatto uso di stupefacenti, volevano diverstirsi. Volevano, dicono i pm, costringere Meredith ad un gioco erotico, Rudy e Raffaele la tenevano ferma e Rudy, mentre la tratteneva, tentava anche  una violenza sessuale. Amanda la punzecchiava con il coltello, fino poi ad affondarlo in gola. Un gioco violento finito poi, come sappiamo.  

Amanda e Rudy si conoscevano?


Dalle intercettazioni ambientali in carcere, risulta che Amanda avesse visto Rudy qualche volta, quattro per l’esattezza. L’aveva incontrato ad esempio nell’appartamento di sotto, quello nel quale vivevano i ragazzi marchigiani; l’aveva incontrato al campetto da basket vicino casa. Questo è un punto importante, perché secondo l’accusa invece i due si conoscevano molto bene, al punto che Rudy, dicono i pm, era soggiogato da Amanda. Per le difese invece non ci sono rapporti provati tra i tre imputati, nemmeno una mail o un sms. Come è possibile, si chiedono i legali, che quasi senza conoscersi abbiano commesso insieme un omicidio?  

Amanda e Mez condividevano la stessa casa. In che rapporti erano?

Amanda sostiene, e lo ha ribadito anche in aula sabato scorso prima dell’inizio della requisitoria dei pm, che lei e Meredith erano amiche e che non avrebbe avuto alcun motivo per ucciderla. Le amiche inglesi di Meredith, quelle con cui aveva trascorso le sue ultime ore, hanno invece dichiarato più volte, e messo a verbale, che tra le due coinquiline c’erano frizioni, rapporti difficili, incomprensioni. Secondo le loro testimonianze, Meredith si lamentava di quella ragazza americana, così poco ordinata, che portava a casa uomini sempre diversi e che non aveva mai abbastanza soldi. Meredith invece era più riservata, più adulta se vogliamo. Insomma, dalle dichiarazioni emerge la distanza tra due stili di vita davvero diversi.

Un video trasmesso dalla Nbc proverebbe gli errori commessi dalla polizia scientifica sulla scena del delitto. E’ davvero così?

Il video della Nbc è soltanto l’ultimo di una serie di attacchi al lavoro di inquirenti ed investigatori perugini. Il primo ad intervenire da Oltreoceano è stato Joe Tacopina, un avvocato consulente della rete tv Abc, secondo il quale la scena del delitto è stata contaminata dagli inquirenti. Sono poi arrivate lettere di giudici vicini di casa di Amanda a Seattle, c’è stato un articolo del New York Times molto ciritico sul modo nel quale è stata condotta l’inchiesta. Soprattutto con l’avvicinarsi dell’udienza preliminare si sono moltiplicate le iniziative a favore di Amanda. Per ciò che riguarda il video dell’Nbc, in particolare, è doveroso segnalare che la porta sfondata a calci da una agente di polizia è quella dell’appartamento al piano di sotto. In ogni caso la scientifica respinge assolutamente le accuse, che tra l’altro arrivano da migliaia di chilometri di distanza.

Per martedì 28 ottobre è attesa la sentenza per Rudy Guede, che ha chiesto il rito abbreviato, e probabilmente il rinvio a giudizio di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Sarà la prima tappa importante?


Sarà un punto fermo dell’inchiesta. Se il Gup Paolo Michele dovesse condannare Rudy, per Amanda e Raffaele è molto probabile che venga disposto il rinvio a giudizio. Non è detto comunque che nell’attesa del processo ordinario restino in carcere, perché il giudice potrebbe anche disporre per loro gli arresti domiciliari. Ma potrebbe anche decretare il non luogo a procedere, se non riterrà consistenti le prove nei confronti dei due ex fidanzati. In qualunque caso, dunque, a quasi un anno dal delitto, per martedì si aspetta qualcosa che somiglia a una risposta, anche se solo la prima.

La vicenda di Meredith come è vissuta dai cittadini di Perugia?

Perugia ha vissuto molto male, con fastidio e insofferenza l’invasione dei media di tutto il mondo, lo scorso anno. Anche perché, in qualche caso, è stata messa sotto accusa un’intera città un modo di vivere. Questa volta non c’è stata una reazione del genere. Probabilmente però, Perugia e i perugini hanno bisogno adesso di risposte, di capire cosa sia veramente accaduto quella sera. Per poi  interrogarsi su eventuali responsabilità degli adulti, per chiedersi se si può fare di più per comprendere il “non detto” ai loro figli. Ma la difficoltà di comunicazione tra due mondi, spesso drammaticamente distanti, non riguarda, certo, soltanto Perugia.

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