Il libro di Eluana, battaglie per la vita e per la libertà

1' di lettura

Esce in libreria il volume scritto da Beppino Englaro, che racconta della figlia in coma vegetativo da 16 anni. Un linguaggio semplice, per una storia unica che divide l’Italia. Leggi qui il primo capitolo e dì la tua

di PAMELA FOTI

""Non ho dubbi sul da farsi. Mai ne ho avuti a riguardo”.
“Ho perso mia figlia sedici anni fa, adesso le permetterò di morire per non continuare a subire un’indebita invasione del suo corpo e per non vivere una vita che lei stessa reputava indegna”.
“L’unica incertezza, che a volte ancora mi assale, è se sono stato, io genitore, all’altezza di lei, di una creatura così splendida”.


Sono le parole di Beppino Englaro nella prefazione del libro “Eluana, la libertà e la vita” scritto con Elena Nave per Rizzoli Bur, in libreria dal 1 ottobre. Un libro che racconta il dramma della figlia da 16 anni in stato vegetativo e tenuta in vita solo grazie all’alimentazione artificiale.
L’odissea umana, la storia giudiziaria e la battaglia di un padre narrate con semplicità, in 230 pagine che si aprono sul giorno dell’incidente.
Il 18 gennaio 1992 Eluana aveva da poco compiuto ventuno anni. Era un sabato. La tragedia ci colse lontani e impreparati”. Così si apre il primo capitolo del libro che potete leggere cliccando qui.

La rianimazione ha strappato Eluana alla morte, e dal 1994 è in stato vegetativo permanente: stabile e senza alcuna variazione. Da allora la sua famiglia avrebbe sempre voluto “lasciarla andare”. E per questo è stata coinvolta in una estenuante battaglia legale.
Il prossimo 8 ottobre è  prevista l’udienza per discutere la richiesta della Procura Generale di Milano di sospensiva del  provvedimento con cui i giudici della Corte d'Appello civile, lo scorso 9 luglio, avevano autorizzato la famiglia a interrompere alimentazione e idratazione artificiali che tengono in vita Eluana.
A qualche giorno dal verdetto, le parole del presidente della Cei Angelo Bagnasco hanno di fatto riacceso quel dibattito mai spento tra chi difende la vita e chi i diritti del malato. Intervenendo sul tema del testamento biologico Bagnasco ha chiesto che “non vengano in alcun modo legittimate o favorite forme mascherate di eutanasia, in particolare di abbandono terapeutico, e sia invece esaltato ancora una volta quel 'favor vitae' che a partire dalla Costituzione contraddistingue l'ordinamento italiano".

Ma il punto di vista di Eluana era un altro. Secondo suo padre, sosteneva con forza che i pazienti che hanno subito gravi lezioni cerebrali “vengono sì strappati alla morte, ma la vita che viene loro restituita risulta ridotta a brandelli: dipendenza totale dagli altri, sopruso continuo di mani altrui, incoscienza, impossibilità di compiere movimenti volontari. Eluana ci disse di non voler sopravvivere in quelle condizioni neanche un minuto, che se quello era il prezzo da pagare per rimanere in vita era di gran lunga preferibile morire”.

Leggi il primo capitolo del libro e scrivi che cosa ti ha colpito di più della storia di Eluana nel forum.

Leggi tutto
Prossimo articolo