Artico, azione legale Greenpeace contro esplorazioni Norvegia in mare

Un'imbarcazione di Greenpeace (Getty Images)
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La Ong, insieme all'associazione ambientalista "Youth and Nature", si è appellata a una legge costituzionale del Paese scandinavo per opporsi ad alcune iniziative nel settore petrolifero

Facendo appello a una legge costituzionale norvegese che tutela il diritto a vivere in un ambiente sano, due organizzazioni ambientaliste, Greenpeace e Youth and Nature, hanno promosso un'azione legale contro il governo del Paese scandinavo, reo a loro avviso di aver pianificato esplorazioni petrolifere nel Mar Glaciale Artico non rispettose dell'ambiente. L'esito di tale iniziativa potrebbe riguardare da vicino lo sfruttamento di giacimenti che appartengono a colossi del calibro di Statoil, Chevron, ConocoPhillips, Lukoil, Centrica e Lundin Petroleum.

La base legale dell'iniziativa

La legge costituzionale alla base dell'azione di Greenpeace è nota come "Sezione 112" e prescrive che “tutti hanno il diritto a un ambiente che salvaguardi la salute e la natura, laddove sia preservata la diversità e l'abilità produttiva. Le risorse naturali devono essere gestite con considerazioni versatili e lungimiranti che mantengano questo diritto per le generazioni future”. La Norvegia viene rappresentata nel mondo come un modello avanzato anche sotto il profilo della responsabilità ambientale, ma il futuro del settore petrolifero, che vale la maggiore porzione del Pil nazionale, resta una tematica al centro del dibattito politico, anche nelle scorse elezioni che hanno confermato il partito conservatore pro-petrolio alla guida del Paese. Secondo la premier, Erna Solberg, il petrolio resterà la principale risorsa della Norvegia anche "per i prossimi dieci, venti, trenta anni".

La versione di Greenpeace

"Per anni abbiamo cercato di fermare l'espansione dell'estrazione di petrolio della Norvegia, sia a partire dalle considerazioni locali che da quelle globali", ha dichiarato al "Guardian" Truls Gulowsen, responsabile di Greenpeace Norvegia. Gulowsen ha poi aggiunto che "per quanto riguarda le concessioni per l'Artico, non solo le nostre obiezioni sono state ignorate, ma lo Stato non ha neanche prestato attenzione alle linee guida dei propri consulenti, come l'Istituto polare e l'Agenzia dell'ambiente, che hanno raccomandato di far decadere la maggior parte delle concessioni in quest'area".

La replica del governo

Greenpeace fa riferimento anche alle stime dell'Intergovernmental Panel on Climate Change, il quale ha stabilito che, in ottemperanza agli accordi sul clima di Parigi, la produzione di petrolio deve essere ridotta. Il governo, però, ritiene che l'impatto ambientale delle esplorazioni in questione non sia potenzialmente pericoloso per l'ambiente, sulla base di stime preliminari. Rispetto al 2000, comunque, la produzione di petrolio norvegese si è dimezzata, mentre le compagnie petrolifere non hanno ricevuto autorizzazioni per l'esplorazione di nuove aree da due decenni. Lo Stato ritiene che la Sezione 112 non sia stata formulata per fornire diritti individuali nel senso tradizionale, ma che esprimono obiettivi sociali. Secondo il procuratore generale norvegese, Fredrik Sejersted, quest'interpretazione è più vicina alla realtà: l'azione degli ambientalisti, ha dichiarato al "Guardian", non è “particolarmente insidiosa in termini legali, siccome a nostro avviso è piuttosto chiaro che le autorità norvegesi abbiano assolto tutti i propri obblighi costituzionali e che la Norvegia abbia rispettato e continuerà a rispettare tutti gli impegni internazionali in termini di ambiente e clima”.

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