Ecuador-Cile in bici per raccontare l'emergenza plastica in mare

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Un biologo italiano sta pedalando da Quito a Santiago del Cile. Un viaggio per documentare la situazione sulla costa Pacifica del Sud America. "Qui c'è l'oceano più inquinato, voglio dare il mio piccolo contributo a un problema epocale”, dice da Lima a Sky TG24 - FOTO

“Ero a Pedernales, in Ecuador, quando ho assistito a questa scena: una mamma che passa una bottiglia di plastica vuota alla figlia e le chiede di buttarla in mare. La piccola esegue, come se nulla fosse”. A parlare è Dario Nardi, biologo di 32 anni. Racconta un episodio che, per quanto isolato, aiuta a spiegare il senso del suo viaggio: da Quito a Santiago del Cile su una bicicletta di bambù. Cinquemila chilometri a impatto zero per documentare l'emergenza plastica sulla costa Pacifica del Sud America. “Ocean Traceless” è il nome di questo progetto in solitaria a cui Dario ha dato il via il primo agosto, partendo dall'Ecuador. Giunto a Lima, in Perù, sente già di poter fare un primo bilancio: “L'oceano Pacifico è il più inquinato al mondo – dice a Sky TG24 – ma qua sembrano non porsi il problema. Mentre in Europa abbiamo più informazioni ma facciamo poco o nulla per risolverlo, qui non si rendono conto della situazione”.

“Un granello di sabbia nel deserto”

Cosa spinge un biologo di Ferrara con esperienze di lavoro in Italia e in Spagna a intraprendere questo viaggio? È la domanda ricorrente che Nardi continua a sentirsi ripetere da qualche mese a questa parte. Lui stesso se l'è posta qualche volta davanti a certe salite, magari col sole a picco. “Quello dell'inquinamento plastico – racconta – è un problema epocale. Io voglio provare a muovere un po' di coscienze, essere un granello di sabbia nel deserto”. Parole in linea con la campagna “Un mare da salvare” che Sky sta portando avanti da mesi in tutta Europa per sensibilizzare i telespettatori e stimolare un comportamento responsabile nei confronti dell'intero ecosistema.

Alcune delle immagini dal Perù (video Dario Nardi)

“La bicicletta ti apre molte porte”

E poi c'è la passione per i video e la fotografia, che Dario coltiva fin da ragazzo. Il risultato è sulle pagine Facebook e Instagram dedicate al suo progetto che sogna di trasformare in un documentario. La scelta della bici? “Oltre a essere un mezzo ecologico, si tratta di una sfida personale”. Le due ruote, tra l'altro, si stanno rivelando anche il modo migliore per comunicare con la persone che si incontrano lungo il percorso: “La bicicletta ti apre molte porte perché spesso sei in una situazione di difficoltà e tutti provano a darti una mano”. E quando le porte si aprono, le reazioni sono di solito di due tipi: “Alcuni non capiscono quando parlo della plastica. Il contadino peruviano in mezzo alle Ande non comprende l'entità del problema. Chi invece ha il sentore di come stanno andando le cose, rimane molto colpito dal mio viaggio”.  

Dalle distese di plastica al paradiso delle Galapagos

La “pista ciclabile” di Dario prevede ancora più di duemila chilometri. Nei 1800 percorsi fino ad ora ci sono due immagini in particolare che gli sono rimaste impresse, in negativo e in positivo. La prima si è presentata nel nord del Perù, entrando a Talara, un paesino sulla costa molto ventoso: “All'ingresso c'era una distesa immensa di sacchetti di plastica che sembravano crescere dalle piante. E più pedalavo verso il centro abitato, più vedevo questi rifiuti trasportati dal vento. Quasi a darti il benvenuto”. Una speranza per il futuro è arrivata invece durante la visita alle Galapagos, “il sogno di ogni naturalista che si concretizza”. In che modo? “Forse anche esagerando, con multe salatissime, hanno raggiunto un livello di protezione incredibile. Molte delle specie che vivono lì come leoni marini iguana e altre, addirittura non hanno sviluppato un comportamento di paura nei confronti dell'uomo”. La deviazione alle Galapagos è stata l'unica concessione a un altro mezzo di trasporto, l'aereo. Ma, ci tiene a precisare Dario, la quantità di Co2 prodotta, per coerenza con il progetto, è stata compensata con un progetto di riforestazione in Sud America. Con tanto di certificato condiviso, come sempre, su Facebook.  

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