Cina, la plastica contaminante copre il 12% dei terreni agricoli

Una piantagione cinese nella regione di Chongqing (Getty Images)
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Il Paese espanderà l’uso agricolo di pellicole di polietilene, dannose per l'ambiente, per aumentare la produzione. Ma le autorità cercano di frenare l'inquinamento del suolo

In Cina l'uso di pellicole di plastica inquinanti, finalizzate all'aumento della produttività nei campi, è destinato ad aumentare. L'estensione delle “coperte” di polietilene dovrebbe passare dagli 1,45 milioni di tonnellate, distribuite su un'area da 20 milioni di ettari, a oltre 2 milioni di tonnellate e 22 milioni di ettari di estensione. Lo ha detto uno scienziato della Accademia cinese delle scienze agricole, Yan Changrong, in un'intervista rilasciata all'agenzia Bloomberg.

I vantaggi per l'agricoltura

L'uso delle coperture (o più correttamente, pacciamature) di polietilene offre agli agricoltori numerosi vantaggi. Bloccando umidità e calore, esse aumentano la produttività dei terreni “del 30%” con la possibilità “di risolvere i problemi legati alla produzione di sufficiente cibo e fibra”, ha affermato Yan. In più, la pellicola di plastica impedisce la comparsa di erbacce e di agenti infestanti e riduce la necessità di acqua fra il 20% e il 30%. Per queste ragioni il 12% dei terreni agricoli cinesi ne sono ricoperti, con quote che arrivano al 70% nelle piantagioni di cotone e al 93% in quelle di tabacco. C'è solo un problema: questa pellicola di plastica non è biodegradabile.

I rischi per l'ambiente

Il polietilene, ad oggi, viene riciclato solo al 66%. La parte restante, non biodegradabile, costituisce un rischio per la fauna e per la stessa produttività dei campi nel lungo periodo. Le particelle rilasciate da tale materiale di copertura finiscono nel terreno in concentrazioni che vanno dai 60 ai 300 chili per ettaro. Valori che superano gli standard nazionali in un caso su cinque. Le particelle sono potenzialmente cancerogene e danneggiano i vermi che fertilizzano la terra. Incenerire questa plastica, inoltre, produce inquinamento atmosferico, ha spiegato Zhu Yong-Guan, dell'Istituto dell'ambiente urbano. “Finora la pellicola da pacciamatura non ha rischi potenziali sulla sicurezza del cibo, ma dovrebbero esserci regolamenti che controllino i rischi potenziali dall'inquinamento”. Purtroppo, però, le alternative biodegradabili, pur esistenti, sono più costose e meno produttive. Allo stesso tempo riciclare questo polietilene produce costi superiori del 10% rispetto a comprare materiale nuovo di zecca. Pertanto, se si vorrà attaccare il problema a fondo, saranno necessari maggiori incentivi statali verso le soluzioni più rispettose dell'ambiente.



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