Bolzano esce dai progetti di ripopolamento per orsi e lupi

Un esemplare adulto di lupo (foto d'archivio, Getty Images)
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Lo ha annunciato su Facebook l'assessore all'Agricoltura della Provincia autonoma Arnold Schuler, che ha dichiarato conclusa la partecipazione ai programmi Life WolfAlps e Ursus. La causa: l'elevato numero e i danni prodotti da questi animali

La Provincia di Bolzano si ritira dal piano di ripopolamento di orsi e lupi. Lo ha annunciato sulla sua pagina Facebook l'assessore provinciale alla Agricoltura, foreste, Protezione civile e Comuni, Arnold Schuler.

 

L'annuncio di Schuler

“Ora passiamo all'attacco”, ha affermato Schuler su Facebook, in riferimento alle recenti incursioni dei predatori nella zona dell'Alto Adige, soprattutto ai danni di pecore. “Con il governatore Arno Kompatscher faremo pressione a Roma e Bruxelles per introdurre un tetto massimo per i lupi", ha scritto l'esponente di Südtiroler volkspartei, annunciando la revoca del contratto del progetto Life ursus. L'assessore ha inoltre anticipato che la Provincia autonoma di Bolzano farà pressione sui vertici del Parco nazionale dello Stelvio per interrompere la collaborazione anche per ciò che riguarda il progetto per il ripopolamento dei lupi, WolfAlps. Una presa di posizione politica quella di oggi adottata per reclamare maggiore autonomia nella gestione di queste due specie da parte della Provincia di Bolzano. “Non sarà facile – ha concluso Schuler - ma proseguiamo su questa strada con convinzione”.

 

Life WolfAlps e Life Ursus

I progetti Life WolfAlps e Life ursus sono due iniziative promosse dall'Unione Europea volte a salvaguardare le due specie protette. Il primo è stato varato nel 2013, con scadenza nel 2018, ed è predisposto su sette aree d'intervento: Alpi Marittime, Alpi Cozie, Ossola–Val Grande, Alpi Centrali Italiane, Lessinia, Dolomiti e Alpi Orientali. Il progetto Life ursus, inaugurato nel 1996 tramite finanziamenti Life dell'Ue, ha portato alla tutela e al ripopolamento dell'orso bruno, che in pochi anni è passato da un numero ormai bassissimo di esemplari a una popolazione superiore ai 50 individui nelle aree alpine interessate.

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