Smog, arriva un sistema per prevedere le ondate di inquinamento

Traffico in centro a Roma (Getty Images)
4' di lettura

Lo strumento è stato messo a punto dall'agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea)

Prevedere con più precisione le "ondate" di inquinamento atrmosferico per limitarne gli effetti sulla salute dei cittadini. È la nuova sfida dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) che ha comunicato di aver messo a punto un innovativo metodo di previsione del livello di inquinamento nell'aria.

Le "previsioni dell'inquinamento"

Tecnicamente, si legge in una nota dell'Agenzia, si tratta di un nuovo sistema di previsione oraria dell’inquinamento atmosferico a 3-5 giorni che opererà su aree delle dimensioni di un piccolo comune italiano, con un livello di dettaglio mai raggiunto prima su scala nazionale. L'ente lo metterà a servizio delle politiche ecologiste e delle azioni di tutela della qualità dell’aria operate dai ministeri dell’Ambiente e della Salute e delle amministrazioni locali.

Il nuovo sistema permetterà di individuare con largo anticipo l'insorgere e la durata di quei fenomeni inquinanti potenzialmente pericolosi per la salute, con particolare riguardo per quella delle fasce vulnerabili della popolazione, come bambini, anziani e persone affette da malattie cardiache e respiratorie. Al servizio del sistema ci sarà il supercomputer “Cresco4”, la più potente infrastruttura di calcolo dell'Enea, che sarà usato per effettuare le equazioni matematiche necessarie ai calcoli degli specialisti. Per arrivare a effettuare le previsioni il sistema sfrutterà una sofisticata catena di modelli matematici che simulano le condizioni atmosferiche e le trasformazioni chimiche degli inquinanti, fino a calcolare le concentrazioni su base oraria.

“Questo strumento permette di elaborare previsioni dell’inquinamento a breve termine con un dettaglio territoriale di 4x4 km. In questo modo, anche il piccolo Comune può conoscere la qualità della sua aria e affrontare in modo efficace e tempestivo l’emergenza smog”, ha sostenuto Gabriele Zanini, responsabile della divisione Modelli e tecnologie per la riduzione degli impatti antropici e dei rischi naturali dell'Enea.

Gli effetti dell'inquinamento sulla salute

Nel suo comunicato, l'agenzia ha anche reso noto di aver realizzato una mappa degli effetti dell'inquinamento atmosferico sulla salute. Si tratta della prima, vera, banca dati italiana sull'argomento in cui sono contenuti dati sulla mortalità per età, sesso e patologia anche a livello di singolo comune. Gli esperti dell'Enea l'hanno definito un vero e proprio "motore di ricerca" che, opportunamente interrogato, permette di analizzare il territorio italiano in base alla mortalità e di pianificare azioni di prevenzione e interventi strategici anti-inquinamento. Una funzione non da poco considerando quanto tempo che “l’inquinamento accorcia la vita di ciascun italiano di 10 mesi in media: 14 per chi vive al nord, 6,6 al centro e 5,7 al sud e nelle isole”, ha sostenuto Carmela Marino, responsabile della divisione Tecnologie e metodologie per la salvaguardia della salute dell'uomo dell'Enea. Secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità citati dall'Enea, l'inquinamento atmosferico rappresenta il fattore ambientale di maggir rischio per la salute umana. Ogni anno il fenomeno provoca circa 7 milioni di decessi e il 12% delle morti premature. Solamente in Italia, dove sono 85mila coloro che muoiono prematuramente a causa dell'inquinamento dell'aria, si registra il numero di decessi più alto d'Europa.

Lo studio dell'Enea

La correlazione tra inquinamento e rischi per la salute è anche il soggetto del primo studio epidemiologico condotto da Enea, Ispra e Istituto superiore di sanità. Una ricerca in cui si dimostra - si legge nel medesimo comunicato dell'Enea - l’associazione tra l’esposizione cronica al Pm10 e Pm2,5 e la mortalità per tumore del polmone nelle donne. “I risultati – conclude Marino - mostrano che la percentuale di decessi attribuibili all’esposizione a Pm10 per livelli superiori alla linea guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (20μg/m3) si assesta al 13,2%. Mantenendo quindi i livelli delle polveri sottili al di sotto di questa soglia, su una popolazione di oltre 8 milioni di donne residenti nei 64 comuni studiati, è stata calcolata una riduzione complessiva di quasi 300 decessi l’anno per tumore polmonare”.

Leggi tutto