Unesco, metà dei siti in preda a bracconaggio o traffico di legname

Zanne d'avorio date alle fiamme in Kenya: gli elefanti sono tra le prime vittime del bracconaggio (Getty Images)
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Lo sottolinea il Wwf in un rapporto: il fenomeno mette in pericolo non solo le specie che vivono in queste aree, come elefanti e rinoceronti. Ma anche le economie locali che potrebbero trarre sviluppo dai loro tesori naturali

Circa la metà degli oltre 200 siti naturali salvaguardati dall'Unesco in tutto il mondo sono oggetto di bracconaggio o di sfruttamento delle risorse naturali, in primis delle foreste. A lanciare l'allarme è il Wwf, in un nuovo rapporto pubblicato martedì 18 aprile.

Fauna e flora selvatica a rischio 

Solo i crimini contro la fauna e la flora selvatica, denuncia l'associazione ambientalista, sono una vera e propria piaga nel 30% dei siti naturali tutelati. 

 

I siti Unesco, ultimi habitat per centinaia di specie

I siti naturali patrimonio Unesco, ricorda il Wwf, sono dimora di vaste popolazioni di animali e piante molto rari: ospitano un terzo delle ultime 3.890 tigri selvatiche al mondo e circa il 40% di tutti gli elefanti africani. Siti Unesco, aggiunge l'associazione, sono l'ultimo rifugio per specie sull'orlo dell'estinzione, come i rinoceronti di Giava e la vaquita, il delfino piu' piccolo al mondo di cui non restano che 30 esemplari del Golfo della California.

"I governi devono raddoppiare gli sforzi" per la conservazione, afferma Marco Lambertini, direttore generale di Wwf International. "Abbiamo urgentemente bisogno di più collaborazione e integrazione tra il Cites, la World Heritage Convention e le autorità nazionali per una risposta più coordinata e ampia per fermare i traffici illegali".

 

Dalle pratiche illegali danni per miliardi di euro

Il bracconaggio, oltre a minacciare le specie animali, metto in serio pericolo l'economia locale, riducendo l'attrattiva turistica di queste aree. La caccia illegale all'elefante per le sue preziose zanne d'avorio, ad esmepio, “costa” all'Africa 23,5 milioni di dollari l'anno. Il valore annuo totale del commercio illegale è compreso tra i 15 e i 20 miliardi di dollari (fino a quasi 19 miliardi di euro), ed è al quarto posto dopo quelli del traffico di droga, della contraffazione e della tratta di esseri umani. Per quel che riguarda le specie vegetali, il danno è maggiore: secondo il Wwf il traffico di legname – responsabile da solo del 90% della deforestazione nei Paesi tropicali – ha un impatto che varia dai 30 ai 100 miliardi di dollari (fino a 94 miliardi di euro).

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