Fao, una carta d'identità del pesce contro il commercio illegale

Ogni anno si esportano 26 milioni di tonnellate di pesce catturato illegalmente (Getty Images)
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L'agenzia delle Nazione Unite ha approvato le linee guida internazionali sui sistemi di documentazione delle catture in mare

Dopo cinque anni di negoziazioni sono state approvate le linee guida della Fao sui sistemi di documentazione delle catture del pesce. Una sorta di carta d'identità del pescato, per escludere dal mercato gli esemplari provenienti da attività illegali. Il cammino non è però ancora concluso: il documento dovrà infatti essere adottato dai Paesi membri durante la prossima conferenza dell'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di cibo e agricoltura, in programma a Roma dal 3 all'8 luglio 2017.

Nuove regole

Le linee guida puntano a tagliare le fonti di guadagno della pesca illegale. Il sistema di documentazione delle catture impone infatti che la spedizione commerciale debba avere una certificazione (emessa su scala nazionale) che indichi dove i pesci sono stati catturati in conformità con le pratiche riconosciute. Tale attestazione dovrà accompagnare il prodotto in tutti i passaggi della filiera, quindi anche nella fase di lavorazione e una volta arrivato sui banchi di vendita. Solo il pesce tracciato potrà essere esportato o scambiato sul mercati. Alcuni sistemi di documentazione delle catture esistono già, ma hanno un'applicazione ristretta ad alcune specie ad alto valore e particolarmente esposte alla pesca illegale.

Il peso delle attività illegali

Secondo la Fao, ogni anno vengono catturati circa 91-93 milioni di tonnellate di pesci, per un valore delle esportazioni intorno ai 142 miliardi di dollari. Alla pesca legale, però, si affianca quella illecita che, afferma l'organizzazione, "pesa" per 26 milioni di tonnellate, "danneggiando gli ecosistemi marini e sabotando gli sforzi per gestire in modo sostenibile la pesca".

Impegno internazionale

"I sistemi di documentazione avranno successo solo se vi è un forte coordinamento internazionale", ha spiegato Audun Lem, vicedirettore della Divisione politiche e risorse della pesca e dell'acquacoltura della Fao. Il fatto che l'adozione sia solo su base volontaria non sarebbe però un problema: "Il processo di negoziazione che ha portato alla loro formulazione ha fatto sì che esse godano di un alto livello approvazione da parte dei governi, mentre l'adozione da parte della conferenza della Fao invierà un chiaro segnale di impegno ad aderirvi. Così, col tempo, nuovi schemi di documentazione delle catture stabilite a livello nazionale, regionale o internazionale saranno in sincronia, riducendo le barriere per un loro utilizzo più ampio".

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