La raccolta dell'umido vale 1,7 mld di euro e 9mila posti di lavoro

Il compost ricavato da umido e verde (foto: Massimo Centemero)
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Il Rapporto annuale del biowaste, elaborato dal Consorzio italiano compostatori, certifica la crescita della differenziata. Anche se restano potenzialità inespresse. FOTO

Dati positivi per la raccolta differenziata di umido e verde che fa segnare una crescita del 6,1% nel 2015. Nello stesso anno, il riciclo di scarto organico ha prodotto un fatturato di 1,7 miliardi di euro e creato 9mila posti di lavoro. Sono questi i numeri che emergono dal Rapporto annuale del biowaste, elaborato dal Consorzio italiano compostatori (Cic), nel quale viene descritta un'Italia sempre più attenta alla gestione dei rifiuti, anche se con molte potenzialità inespresse e profonde differenze territoriali.

 

I dati della raccolta - Secondo il report, durante l'anno sono stati separate circa 6 milioni di tonnellate di scarto organico. Umido e verde (cioè i rifiuti da giardini e aree verdi pubbliche) valgono il 43,3% di tutta la raccolta differenziata nazionale, più di carta, vetro e plastica messe insieme. Secondo le stime del Cic sono stati raccolti 100 kg procapite di rifiuto organico. Una soglia mai raggiunta prima, che però non si distribuisce in maniera uniforme sul territorio della penisola: è infatti il frutto della media tra i 122 kg delle regioni del Nord, i 101,4 del Centro e i 70,2 del Sud. Ma come fanno umido e verde a trasformarsi in soldi e posti di lavoro? Merito del compost, il materiale ottenuto a partire da rifiuti organici che viene utilizzato come fertilizzante. Nel 2015, ne sono state prodotte 1,76 milioni di tonnellate, cui si aggiungono i 685 Gw di energia ottenuti dal biogas.

 

Le regioni più efficienti – Dal punto di vista quantitativo, la Lombardia si conferma locomotiva del riciclo italiano, grazie a 1,2 milioni di tonnellate prodotte. Con Milano che si distingue come la più grande città al mondo la cui area urbana è interamente coinvolta nella raccolta differenziata dell'organico. Seguono Emilia Romagna, Veneto e Campania con circa 700mila tonnellate ciascuna. Lo scenario cambia se si considera il dato della raccolta procapite. Il sistema regionale più efficace è quello emiliano, con oltre 160 kg a testa. Seguono Veneto e Marche. Cinque regioni del Sud occupano le ultime posizioni: Puglia, Molise, Calabria, Basilicata e Sicilia (dove la raccolta è diminuita rispetto agli anni precedenti). La Campania, invece, è quarta per tonnellate raccolte e in buona posizione nella classifica procapite, ma non ha impianti di compostaggio sufficienti. "L'Italia – afferma Massimo Centemero, direttore del Consorzio italiano compostatori – ha una carenza d'impianti enorme nel Centro e nel Sud Italia". Un limite che rischia di intaccare i buoni risultati della raccolta differenziata. Perché, sottolinea Centemero "il compostaggio è efficace se locale, in una logica di prossimità".

 

Le potenzialità italiane - Negli ultimi anni, la crescita media della raccolta differenziata di umido e verde è stata intorno al 10% l'anno. "Prevediamo lo stesso trend anche nei prossimi cinque anni", afferma Centemero. I numeri dicono che ogni 1000 tonnellate di rifiuto organico si creano 1,5 posti di lavoro. Le potenzialità per crescere ci sono: i dati del Rapporto confermano l'attenzione che i cittadini dedicano alla differenziata dell'umido. Le norme europee vanno in questa direzione. E ci sono ancora spazi inesplorati. "Serve una maggiore attenzione alle infrastrutture", dice il direttore del Cic. Oggi il compost è destinato per l'80% agli agricoltori, per il 15% all'uso privato e solo per il 5% alla paessaggistica: "Questo è un grande rammarico – afferma Centemero – perché sulle grandi opere pubbliche non ci sono incentivi, mentre sarebbero una fonte di domanda enorme". Restando in ambito casalingo, "se la raccolta differenziata del rifiuto organico fosse estesa a tutti i comuni italiani, gli addetti potrebbero diventare 13mila e il fatturato arrivare a 2,4 miliardi di euro l'anno".

 

Dai rifiuti al biocarburante - "Dopo 25 anni di storia – aggiunge Centemero – il Cic è pronto ad accogliere nuove sfide. L’ultima frontiera del settore della valorizzazione del rifiuto organico rappresenta l’upgrading del biogas a biometano, biocarburante che può essere impiegato in sostituzione dei carburanti fossili. Un prodotto innovativo che – conclude il direttore del Consorzio – le aziende italiane sono già pronte a produrre e immettere al consumo".

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